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Cronaca

Traffico di droga ed esplosivi, maxi operazione “Last Delivery”: arresti e perquisizioni in tutta Italia

Dalla droga in carcere ai 500 chili di ordigni sequestrati, l’inchiesta coordinata dalla Dda dell’Aquila svela una rete nazionale

Un’associazione dedita al traffico di droga, con ramificazioni nel commercio clandestino di armi ed esplosivi, una rete che si muoveva tra chat criptate, spedizioni con corrieri espressi e persino collegamenti con l’interno di un carcere. È il quadro emerso dall’operazione “Last Delivery”, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Penne con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, che ha portato all’esecuzione di misure cautelari e a decine di perquisizioni su scala nazionale.

L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale dell’Aquila su richiesta della Procura, ha riguardato sette persone ritenute gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Cinque sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari. In parallelo sono stati eseguiti 24 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti indagati distribuiti in diverse regioni. All’operazione hanno partecipato oltre 250 militari, con il supporto di reparti specializzati, unità cinofile, artificieri e squadre di intervento operativo.

Le perquisizioni hanno restituito uno scenario definito dagli investigatori di «assoluto rilievo». A Chiavari è stato arrestato un 51enne con il sequestro di oltre cinque chilogrammi di materiale esplosivo, un taser da 80mila volt, una bomboletta di gas CS e un pugnale bifilare. A Trapani i militari hanno scoperto un vero e proprio laboratorio artigianale per la produzione di ordigni: 210 chilogrammi di materiale esplosivo, confezionato in 2.108 manufatti ad alto potenziale offensivo. Ad Acicatena, nel Catanese, altri 307 chilogrammi di esplosivo suddivisi in 780 ordigni sono stati sequestrati in un garage trasformato in deposito clandestino. A Bari un 24enne è stato arrestato con 90 grammi di cocaina, 410 grammi di hashish e 53mila euro in contanti ritenuti provento dello spaccio.

L’inchiesta, avviata nel maggio 2024 dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Penne, ha consentito di ricostruire la struttura di un sodalizio attivo almeno dal 2021, radicato tra Montesilvano e Penne e operativo in tutta l’area vestina. Al vertice, secondo l’accusa, un soggetto residente a Montesilvano che gestiva l’approvvigionamento di cocaina e hashish attraverso una rete di affiliati. Tra questi, un referente per la zona di Penne che, pur sottoposto ai domiciliari, avrebbe continuato a coordinare lo spaccio, appoggiandosi a una cerchia ristretta di collaboratori. Uno di loro custodiva la droga nella propria abitazione per sottrarla a eventuali controlli.

Uno dei capitoli più delicati riguarda la presunta estensione dell’attività anche all’interno della Casa Circondariale di Pescara. Le indagini hanno documentato contatti frequenti tra affiliati in libertà e detenuti, ritenuti referenti interni del traffico. Le comunicazioni avvenivano tramite telefoni cellulari introdotti clandestinamente e utilizzati per videochiamate intercettate nel corso delle attività tecniche. Le dosi, indicate con il gergo “magliette”, sarebbero state introdotte durante i colloqui con l’ausilio di complici.

Parallelamente è stato ricostruito un filone relativo alla compravendita su scala nazionale di materiale esplodente, armi, detonatori, sostanze stupefacenti e persino banconote false, attraverso chat e piattaforme web. Le spedizioni avvenivano tramite corrieri, utilizzando generalità fittizie e indirizzi di comodo, con l’obiettivo di ostacolare l’identificazione dei mittenti. Secondo gli inquirenti, questa modalità avrebbe esposto a rischi concreti la sicurezza dei trasporti e degli operatori logistici.

Tra le transazioni documentate figurano anche ordigni poi utilizzati in due azioni intimidatorie: una nel giugno 2023 a Formia contro una frutteria, l’altra nel luglio dello stesso anno a Roma ai danni di un centro estetico. Sono stati acquisiti anche video dimostrativi delle esplosioni, inviati per mostrare la potenza degli ordigni offerti in vendita.

Le radici dell’indagine risalgono al 2023, quando un uomo di Penne fu arrestato con 177 artifizi pirotecnici e 22 colpi di mortaio artigianali per oltre 15 chilogrammi di materiale esplosivo. I successivi approfondimenti, tra intercettazioni, servizi di osservazione e controlli sugli hub dei corrieri, hanno consentito di delineare progressivamente l’intera rete.

Nella prima fase investigativa erano già stati sequestrati stupefacenti, una pistola lanciarazzi calibro 22, due fucili a canne mozze calibro 12 con calcio tagliato, munizioni, banconote false e ulteriori ordigni artigianali.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo, nel pieno contraddittorio tra le parti. Tuttavia, l’operazione “Last Delivery” fotografa un sistema che, secondo l’accusa, univa traffico di droga e commercio clandestino di esplosivi in una rete estesa e strutturata, capace di muoversi tra territorio, carcere e web con modalità ritenute particolarmente pericolose.

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