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12 Marzo 2026 - 09:08
Quasi un anno dopo la notte in cui il rio Trincavena uscì dagli argini e travolse parte del Canavese, a Cavagnolo la normalità resta incompleta. Il fango è stato rimosso, i muri ricostruiti, le strade ripulite. Ma in un condominio di via Martiri della Libertà, accanto al corso d’acqua che il 17 aprile scorso si trasformò in una massa di acqua e detriti, alcune conseguenze dell’alluvione continuano a pesare sulla vita quotidiana dei residenti.
Una su tutte: l’ascensore del palazzo, ancora fuori uso. Quella notte bastarono poche ore perché il piccolo torrente che attraversa il paese si trasformasse in una colata di fango. Gli argini cedettero, le cantine e i garage vennero invasi dall’acqua e molte famiglie furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni in fretta. Ventuno persone vennero evacuate e ospitate nel salone polivalente del paese mentre la pioggia continuava a cadere. Le immagini di Cavagnolo, all’alba, restituivano il ritratto di un territorio improvvisamente fragile, segnato da un evento che in pochi avevano immaginato con quella intensità.
Nel condominio di case popolari costruito lungo via Martiri della Libertà la piena entrò con una forza devastante nei locali sotterranei. I garage e le cantine, situati sotto il livello della strada, vennero sommersi dall’acqua che trascinava detriti e fango. I muri di separazione tra i box crollarono quasi completamente, lasciando in piedi solo i pilastri portanti della struttura. Nei mesi successivi quei muri sono stati ricostruiti e i locali ripristinati. Alcuni segni della devastazione sono stati cancellati. Altri, invece, sono rimasti.
L’acqua arrivò infatti fino al vano dell’ascensore, deformando la porta metallica e danneggiando l’impianto. Da allora il servizio non è mai stato ripristinato. Per molti residenti si tratta di un disagio. Per qualcuno, però, è diventato un problema molto più serio. Una donna che vive nel palazzo, al terzo piano, ha deciso di raccontare la propria situazione. Soffre di fibromialgia, una malattia cronica che provoca dolori muscolari diffusi e spesso debilitanti.
Senza ascensore, ogni uscita di casa richiede uno sforzo che può avere conseguenze pesanti. «Se devo scendere per comprare le medicine o fare una commissione — spiega — poi resto a letto per due giorni». In questi mesi ha chiesto più volte chiarimenti sulla riparazione dell’impianto. Ha parlato con l’amministrazione e con l’amministratore di condominio, ma le risposte ricevute sono rimaste vaghe. «Mi hanno sempre detto che si sarebbe risolto tutto a breve». Quel “breve”, racconta, dura ormai da quasi dodici mesi. Nel suo appartamento i segni lasciati dall’alluvione sono ancora visibili.
Sul soffitto sono comparse infiltrazioni d’acqua e in alcuni punti si è formata la muffa. La donna prova a rimuoverla da sola per mantenere la casa in condizioni dignitose, ma il problema tende a ripresentarsi. Parla con calma, scegliendo le parole con attenzione. «Non chiedo privilegi», dice. «Chiedo solo di poter vivere normalmente». Nel frattempo Cavagnolo ha lentamente ricostruito ciò che l’acqua aveva distrutto.
I danni più evidenti sono stati riparati e il paese ha ripreso la sua quotidianità. Ma dentro alcuni edifici restano le tracce di quella notte e delle difficoltà che seguono sempre gli eventi estremi: la ricostruzione lenta, le procedure tecniche, le attese. Per chi vive in via Martiri della Libertà l’alluvione non è solo un ricordo legato alle immagini del fango e delle strade allagate.
È una presenza silenziosa che continua a farsi sentire nelle piccole cose di ogni giorno. E mentre si avvicina il primo anniversario della piena del Trincavena, la domanda resta aperta: quanto tempo servirà ancora perché anche in questo palazzo la normalità torni davvero.

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