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Cronaca
24 Gennaio 2026 - 09:22
Aggressione nella notte (immagine di repertorio)
A Caselle Torinese, poco dopo le 3 del mattino di venerdì 24 gennaio 2026, un litigio familiare è degenerato in una violenza brutale. Secondo quanto emerso nelle ore successive, Paolo Ferri, sulla quarantina, avrebbe colpito più volte la madre, Luciana Cat – Berro, 65 anni, utilizzando una pistola sparachiodi impiegata in ambito zootecnico. L’episodio si è consumato all’interno dell’azienda agricola di famiglia in strada Torino 90, dove madre e figlio vivevano soli e gestivano un allevamento di bovini, attività per la quale erano conosciuti in zona. È stato lo stesso uomo a chiamare il 112, riferendo ai carabinieri di essere stato lui ad aggredire la donna. Luciana Cat – Berro è ora ricoverata in condizioni gravissime e lotta tra la vita e la morte.
È una vicenda che si consuma nel silenzio della notte e tra le mura di casa quella emersa nelle ultime ore a Caselle Torinese, dove una donna di 65 anni lotta tra la vita e la morte dopo essere stata trovata con gravi ferite alla testa nella propria abitazione. Un episodio che, nelle prime ore, aveva lasciato aperte più ipotesi investigative, ma che con il passare del tempo ha assunto contorni sempre più drammatici.
L’allarme è scattato intorno alle 3 del mattino, quando al 112 è arrivata una telefonata partita dalla stessa abitazione della donna. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno trovato la sessantacinquenne in condizioni critiche. Le manovre rianimatorie sono iniziate immediatamente in casa e sono proseguite durante il trasporto d’urgenza in ospedale. In un primo momento la donna è stata condotta al Maria Vittoria, poi trasferita al San Giovanni Bosco di Torino, dove è ricoverata in fin di vita con un gravissimo trauma cranico.
Fin dalle prime fasi, i carabinieri della compagnia di Venaria Reale avevano escluso l’ipotesi di una semplice caduta accidentale, concentrando l’attenzione su un possibile contesto di violenza domestica. Un sospetto che ha trovato riscontro nelle ore successive. Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna sarebbe stata colpita alla testa con una pistola sparachiodi.
Per questo motivo è stato portato in caserma il figlio della donna, che si trovava nell’abitazione al momento dei fatti ed è stato lui stesso a chiamare i soccorsi. Gli investigatori stanno ricostruendo quanto accaduto nei minuti precedenti all’allarme, ipotizzando che l’aggressione sia avvenuta al culmine di una lite. Nei suoi confronti si procede ora per tentato omicidio, un’ipotesi di reato che riflette la gravità delle condizioni della vittima e la natura delle ferite riportate.
L’attenzione degli inquirenti è concentrata sulla dinamica dell’aggressione, sull’uso dell’attrezzo da lavoro e sul contesto familiare in cui si è sviluppata la violenza. Come spesso accade nei casi di aggressioni in ambito domestico, la ricostruzione richiede particolare cautela: testimonianze, rilievi tecnici e accertamenti medico-legali saranno decisivi per chiarire responsabilità e sequenza degli eventi.
Intanto, la comunità di Caselle resta scossa da una vicenda che riporta con forza al centro il tema delle violenze tra le mura domestiche, spesso difficili da intercettare prima che esplodano in episodi estremi. La rapidità dell’intervento sanitario ha consentito alla donna di arrivare viva in ospedale, ma il quadro clinico resta drammatico e la prognosi è riservata.

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