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13 Aprile 2026 - 17:12
L’avvocata più irriverente e brillante d’Italia è pronta a tornare per l’ultima volta. Matilda De Angelis riprende i panni di Lidia Poët nella terza e conclusiva stagione de La legge di Lidia Poët, disponibile su Netflix dal 15 aprile con sei episodi che promettono un salto deciso verso la contemporaneità.
«Se continuiamo a combattere, prima o poi qualcosa cambierà», è la frase che accompagna il ritorno della protagonista, simbolo di una battaglia per i diritti che, nonostante l’ambientazione storica, parla ancora al presente.
La serie, prodotta da Matteo Rovere per Groenlandia (Gruppo Banijay) e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, è stata presentata a Roma alla stampa. Nel cast tornano Eduardo Scarpetta nel ruolo del giornalista Jacopo Barberis, Pier Luigi Pasino in quello di Enrico Poët, Sara Lazzaro e Gianmarco Saurino nei panni di Pierluigi Fourneau. A loro si aggiungono Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, mentre la regia è affidata a Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini.
La nuova stagione si sposta nell’aprile del 1887: Enrico Poët è diventato deputato e porta avanti la battaglia legislativa per la sorella, mentre Lidia si trova coinvolta in un caso che la tocca da vicino. A processo, accusata di aver ucciso il marito, c’è la sua amica Grazia Fontana, in un procedimento per legittima difesa destinato a scuotere opinione pubblica e rapporti personali.
Secondo Matteo Rovere, il successo della serie è stato immediato e globale. «L'accoglienza è stata sopra le aspettative. Abbiamo capito che Lidia Poët toccava il cuore delle persone: un personaggio locale, nato in provincia, che però porta con sé valori universali».

Il capitolo finale guarda con ancora più decisione al presente, affrontando temi come la giustizia, il ruolo delle donne e il femminismo. Matilda De Angelis sottolinea: «Non so se c'è una persona specifica. Sicuramente la serie tratta temi che ancora oggi sono drammaticamente molto veri, molto presenti». E aggiunge: «Alla fine c'è una dedica a tutte le persone che hanno avuto il coraggio di cambiare la realtà, immaginandola molto diversa da quella che era: è anche un augurio alle generazioni presenti e future».
Un passaggio importante riguarda anche il tema della legittima difesa: «È una cosa veramente complicata da portare in tribunale, da sostenere e da far valere», osserva l’attrice.
Non manca una riflessione sul ruolo delle donne e sul rapporto con il potere maschile: «Lidia insegna a giovani ragazze che già si trovano in un'aula universitaria, cosa non scontata all'epoca. Una di loro le chiede: “Ma lei non è la stessa donna che dipende ancora da un uomo per esercitare la sua professione, ovvero suo fratello?”. È una domanda che apre un tema enorme».
Il messaggio è chiaro anche sul piano sociale e culturale: «Il femminismo è una lotta di tutte e di tutti. È un movimento che evolve, oggi si parla di transfemminismo. È una lingua in evoluzione, portatrice di significati», afferma Matilda De Angelis.
A sottolineare la fiducia nel cambiamento è anche Gianmarco Saurino: «Confido nelle nuove generazioni. Le cose possono cambiare anche con un rave in piazza a Genova, mettendo insieme ventimila ragazzi».
Nel frattempo, l’attrice riflette anche sul dibattito legato al boicottaggio dei David di Donatello: «Non ho ancora deciso, sto riflettendo sul senso di boicottare un evento che può essere invece un palcoscenico per il nostro cinema. È importante non rischiare l'autosabotaggio».
Tra ironia, impegno e una forte carica simbolica, La legge di Lidia Poët si prepara così a chiudere il suo percorso, lasciando un segno che va ben oltre la narrazione storica.
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