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Maurizio Cremonini, presidente del VII Rugby Torino
Foto di Mario Fallico

RUGBY. Il VII Rugby Torino sogna il primo terzo tempo

Il 26 marzo scorso il Consiglio Federale della Federazione Italiana Rugby ha deliberato la sospensione definitiva della stagione rugby 2019/2020. Questo il commento di Maurizio Cremonini, presidente del VII Rugby Torino, la cui prima squadra milita in Serie A: “Di fronte alla situazione in cui ci troviamo in tutta Italia la scelta della Federazione Italiana Rugby era l’unica da prendere e la condivido. Dal punto di vista atletico e sportivo i ragazzi continuano a tenersi in forma; è evidente che di fronte a una situazione di blocco fino alla prossima stagione i ragazzi devono pensare di continuare anche solo per essere in buona salute e soprattutto con le endorfine positive per guardare avanti con speranza ed entusiasmo. Dal punto di vista della società è chiaro che siamo in una situazione non facile: le aziende che ci hanno fino ad adesso supportato pensano di poterlo fare, almeno in parte, da qui in avanti, ma questo lo dovremo vedere caso per caso e situazione per situazione. Certo è che faremo di tutto per navigare a vista anche sul piano societario. Per adesso siamo cautamente positivi di poter in qualche modo gestire in maniera equilibrata il sistema, cercando di mantenere in alto soprattutto il nostro nome e la nostra reputazione di una società seria e di una compagine sportiva seria. Faremo di tutto per lavorare in questo senso”.

Il massimo dirigente del VII Rugby Torino volge lo sguardo ai prossimi mesi: “Una volta finita l’emergenza, bisognerà ragionare in maniera complessiva e collegiale. Il Governo sta ragionando con una logica di priorità e focalizzazione su supporti economici tali che il sistema Paese non abbia un collasso in poco tempo. E’ chiaro che il segmento sportivo non è strategico, questo non vorrà dire che non verranno presi in considerazione magari qualche intervento ovviamente minoritario rispetto agli interventi sulla Sanità, sulle pensioni. Come se fossimo in tempi di guerra, la parte sportiva avrà una sua ricollocazione e revisione in questo contesto generale. Il domani dello sport molto probabilmente sarà un tornare al concetto decubertiano dello sport, almeno in parte, a meno che in tempi molto brevi la crisi sanitaria e poi economica non ci diano buone notizie in termini di riprese miracolose. Società come la nostra che si basano su un nucleo di dirigenti abbastanza cauti, ma competenti, e un certo numero di supporter e sponsor faranno il loro ruolo come se fossero una parte attiva del comparto complessivo della società”.

Doveroso anche pensare a come potrebbe cambiare il mondo del rugby: “Questa situazione potrebbe far riflettere qualcuna società sulla missione fondamentale delle associazioni sportive che è quella di far crescere prima dei bambini, poi dei ragazzi e quindi degli adulti che diventino degli uomini che sanno stare al mondo con buoni principi. Probabilmente questo ruolo che ha una caratura etica e un impegno sociale dovrà prevalere, quindi probabilmente le compagini che oggi sono orientate a vedere la performance sportiva come l’unico elemento che valida il successo o l’insuccesso di una società potrebbe potrebbero dover cambiare atteggiamento rispetto al successo di avere tanti ragazzi, bambini e bambine che si avvicinano al nostro sport e che vedono nello sport un momento di gioco, di svago e di vita insieme, in una logica futura che è ancora tutta da investigare e da capire”.

Infine, Maurizio Cremonini invia un messaggio a tutto il mondo del rugby settimese: “Non dobbiamo mollare e continuare a vedere davanti a noi un traguardo, che non è oggi la fine del campionato e la posizione in classifica, ma fare il primo terzo tempo insieme buttandoci alle spalle questo pessimo momento e sperando in un futuro in cui il Coronavirus non sia una minaccia per tutti noi. Questo è l’unico vero messaggio che voglio dare e deve essere un messaggio di grande speranza che in qualche modo conforti tutti e sostenga tutti anche nei momenti in cui all’interno delle famiglie ci sono momenti meno felici, situazioni tristi e anche drammatiche. Dobbiamo guardare avanti e pensare che il rugby possa essere una medicina tra le tante”.

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