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Ormai il virus circola insieme al green pass

Ormai il virus circola  insieme al green pass

Vaccinazioni Covid

Proprio nella settimana in cui il green pass diventa, per decreto governativo, indispensabile anche per poter andare a lavorare - in tutti i settori, sia nel pubblico che nel privato - e quindi, di fatto, obbligatorio-senza-essere-dichiarato-tale, emerge con chiarezza quanto la discriminazione tra chi ne è provvisto e chi no abbia perso completamente senso ai fini del contenimento del contagio.
nuovi casi nazionale set-ott
Il grafico qui sopra, realizzato su dati dell’Istituto Superiore di Sanità, evidenzia i nuovi casi di Covid rilevati in Italia fra il 3 settembre e il 3 ottobre nelle fasce di età 60-79 e over 80, quelle che la campagna vaccinale ha raggiunto prima e in maniera più pervasiva (e quindi significative anche per capire l’evoluzione del contagio anche tra gli under 60, nelle prossime settimane); nuovi casi suddivisi - con colori diversi - tra chi non è vaccinato, chi lo è con una sola dose e chi con entrambe. Ebbene: l’ormai celebre “effetto paradosso” (“il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra vaccinati e non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi”) fa sì che il 59% dei nuovi casi tra i 60-70 enni e il 74,8% tra gli ultraottantenni siano persone vaccinate con ciclo completo (e tra i ricoverati con Covid, sempre tra gli ultraottantenni, il 63,9% è vaccinato completo; quindi non è vero, come sovente si sente raccontare, che «reparti e terapie intensive sono pieni di anziani non vaccinati»: due su tre anziani ospedalizzati con Covid hanno fatto entrambe le dosi di vaccino).
Un lasciapassare che non distingue affatto tra soggetti “positivi” e “negativi”
L’obiezione classica è: «beh, è matematico: quando saranno vaccinati tutti, il 100% dei nuovi “positivi” saranno persone vaccinate». Bene: ma allora, siccome da un giorno all’altro aumenta sempre più la percentuale di vaccinati “positivi” (e quindi dotati di green pass, e quindi con accesso a luoghi di lavoro, scuole e università, teatri e cinema, ristoranti, palestre, stadi, ecc.), la conseguenza è che ogni giorno che passa aumenta la probabilità di incrociare, proprio in questi luoghi asseritamente “protetti”, persone che sono lì grazie al green pass - ottenuto magari sei o nove mesi fa - ma che sono inconsapevolmente “positive” (e quindi contagiose). Vaccinati “positivi” che - dato che viene costantemente sottovalutato - sono in realtà molti di più di quelli ufficialmente rilevati, perché - proprio grazie al fatto che hanno il green pass in tasca - da mesi non vanno a fare tamponi e quindi non entrano nelle statistiche, fino a quando non presentano sintomi evidenti: ma è ormai troppo tardi, chissà quanti ne hanno contagiati nel frattempo, andando liberamente ovunque. Il virus, quindi, in questi luoghi con accesso limitato che il governo definisce “sicuri” entra comunque, e - qui sta il vero paradosso - vi viene introdotto solo ed esclusivamente dai vaccinati: se un non vaccinato vi è entrato, infatti, è perché nelle 48 ore precedenti è risultato “negativo” al tampone, e quindi è sicuro che il virus in corpo non ce l’ha. La selezione all’ingresso «tu hai il green pass, entra pure; tu non ce l’hai, stai fuori» non ha quindi - se mai l’ha avuta - più nessuna utilità per separare chi ha il virus da chi non ce l’ha, e quindi per arginare il contagio nei luoghi di lavoro, di studio o di svago in cui le persone si assembrano. Presentato come misura epidemiologica, si è rivelato un’ipocrita “spinta” per costringere le persone a vaccinarsi e si dimostra ormai soltanto più una forma di discriminazione politica, che non distingue tra “positivi” e “negativi” (cioè tra chi porta in sé il virus e chi no) bensì tra chi si è vaccinato e chi no. Il messaggio che il governo da mesi diffonde direttamente o mediante la quasi totalità dei mezzi di informazione è «se hai il green pass sei un buon cittadino, se non ce l’hai sei un reietto e un potenziale untore», e a forza di martellare è diventato un assioma anche nei discorsi da bar e nei commenti sui social. Nella realtà, invece, oggi i dati ci dicono che il virus è portato in giro (soprattutto) insieme ai green pass, e se dopo dieci mesi di vaccinazioni manu militari siamo ancora qui a conteggiare contagi, ospedalizzazioni e morti (da giugno i decessi continuano ad essere più dell’anno scorso: anche questo, però, i media mainstream evitano di dirlo) forse è proprio grazie a un lasciapassare che lascia passare anche il virus.   (u.l.)
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