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Finché c'è mercato, c'è paese: la sfida dei piccoli comuni, da Rondissone in poi

I piccoli mercati dei paesi stanno sparendo e con loro una parte importante dell'identità locale

Finché c'è mercato, c'è paese: la sfida dei piccoli comuni, da Rondissone in poi

Le bancarelle dell’artigianato stanno venendo ridotte all’osso dalla diffusione dei grandi centri commerciali e la produzione di massa, ma ci sono ancora dei Comuni dove continuano a persistere. Tra questi troviamo Rondissone, il piccolo paese al confine con il Vercellese che da anni ormai si trova a dover fronteggiare proprio il declino dei mercati comunali, problema condiviso con altri Comuni limitrofi.

Durante il primo Consiglio Comunale del 2026, in Assemblea un rappresentante della minoranza, Franco Giovannini, ha proposto di spostare gli orari del mercato, da sabato mattina a sabato pomeriggio, per renderlo più accessibile alle fasce più anziane, la sua clientela principale e, a tratti, l’unica.

Da questa proposta si è aperto un vero e proprio dibattito sulla gestione del mercato di Rondissone, che al giorno d’oggi si ritrova ridotto a neanche una mezza dozzina di bancarelle. Anche il suggerimento di un’altra consigliera di aggiungere una data infrasettimanale, per permettere agli anziani di rifornirsi più frequentemente, ha trovato difficoltà, a causa di problemi organizzativi dovuti alla mancanza di luoghi adatti per ospitarlo e al numero estremamente limitato di bancarelle, soprattutto nei giorni lavorativi.

Come hanno sottolineato molteplici consiglieri comunali, questo problema non è limitato a Rondissone: le bancarelle stanno svanendo sempre più massicciamente anche in città come Chivasso, dove, come ha dichiarato un consigliere, il numero di venditori è in calo rispetto anche solo a una decina di anni fa. I veri artefici di questa crisi sono la produzione e il consumismo di massa, incentivati da servizi come Deliveroo, Glovo e Just Eat, che permettono ai clienti di fare la spesa senza neanche alzarsi dal divano; un’ulteriore aggravante è certamente la limitata clientela, composta principalmente da persone più anziane che, con il tempo, si trovano sempre più in difficoltà a raggiungere le bancarelle.

La proposta di Giovannini non è stata approvata, in quanto è stato concluso che il sabato mattina è l’orario più comodo per la clientela principale e per i commercianti. Nonostante questo, è riuscita a mettere luce su una problematica attuale e spesso scomoda in molti comuni: come gestire questo settore morente, ma pur sempre necessario?

A tal proposito, l’Assemblea comunale ha già parlato apertamente di alcuni progetti per espandere piazza Gabriele d’Annunzio, dove si svolge solitamente il mercato, per ampliare non soltanto il numero di parcheggi ma anche aggiungere spazi per possibili nuove bancarelle future.

Un’altra possibile soluzione potrebbe essere l’innovazione dei mercati stessi e la promozione massiccia dell’artigianato attraverso eventi, fiere e campagne pubblicitarie diffuse proprio all’interno dei comuni. A Rondissone, una forma di ribellione contro l’anonimato delle grandi catene è già avvenuta, con il nuovo negozio di abbigliamento La Pink, ma sono necessari altri interventi per poter preservare l’identità culturale e sociale del paese contro il consumismo di massa.

Il mercato, infatti, non è solo importante dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto da quello sociale: un tempo era un appuntamento fisso in settimana durante il quale chiacchierare con i propri compaesani, comprare prodotti freschi e buttare l’occhio sull’artigianato vero e proprio; questo permetteva agli abitanti di un Comune di mantenere legami stretti e creare una comunità viva e solida. Per questo è importante cercare di rafforzare questo evento, proprio in virtù dello spirito comunitario dei piccoli paesi e quartieri.

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