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Incendio vicino allo studio tv: Lilli Gruber costretta a condurre da Roma

Incendio vicino al centro congressi, salta la conduzione in esterna di Otto e mezzo e la diretta cambia volto

Incendio vicino allo studio tv

Incendio vicino allo studio tv: Lilli Gruber costretta a condurre da Roma

La diretta televisiva si interrompe, lo studio viene evacuato e la normalità del racconto mediatico lascia spazio all’imprevisto. È accaduto a Davos, nel pieno del World Economic Forum, uno degli appuntamenti più blindati e simbolici della politica e dell’economia globale, dove questa sera Lilli Gruber avrebbe dovuto condurre in esterna una puntata speciale di Otto e mezzo su La7.

Pochi minuti prima dell’inizio della trasmissione, l’area che ospitava lo studio televisivo allestito fuori dal centro congressi è stata evacuata d’urgenza. A comunicarlo è stata la stessa giornalista, intervenendo in collegamento telefonico con lo studio di Roma, spiegando in tempo reale il cambio forzato di programma e il clima di emergenza che si era creato.

La decisione è arrivata all’improvviso. Secondo le prime informazioni, un incendio sarebbe divampato in una struttura alberghiera situata nelle immediate vicinanze del centro congressi. Le procedure di sicurezza hanno imposto l’evacuazione completa dell’area, coinvolgendo anche tecnici, giornalisti e operatori televisivi. Nessuna deroga, nessuna eccezione, nonostante la presenza in città di capi di Stato, leader di governo e, tra gli ospiti più attesi del Forum, anche Donald Trump.

«Ora siamo fuori dal centro congressi, hanno fatto evacuare tutti quanti perché pare ci sia un incendio in un albergo qui vicino e abbiamo dovuto lasciare tutte le nostre cose all’interno», ha raccontato Gruber, spiegando perché la conduzione sarebbe proseguita eccezionalmente da Roma. Una scelta obbligata, maturata in pochi istanti, mentre attorno allo studio aumentavano i mezzi di soccorso e venivano chiusi gli accessi.

Per alcuni minuti, anche in studio a Roma, la situazione non è apparsa subito chiara. L’interruzione improvvisa del collegamento ha colto di sorpresa ospiti e redazione. Solo dopo il ripristino del contatto, seppur limitato alla voce, è stato possibile ricostruire quanto stava accadendo a Davos. «Abbiamo elicotteri che volano sopra le nostre teste, è pieno di vigili del fuoco e c’è un’emergenza evacuazione», ha aggiunto la giornalista, descrivendo una scena lontana dall’immagine ovattata e ipercontrollata che solitamente accompagna il Forum.

Nel frattempo, il programma è andato in onda regolarmente, con la conduzione affidata allo studio centrale e Gruber rimasta in collegamento telefonico, intervenendo e dialogando con gli ospiti. Una soluzione di emergenza che ha permesso di salvare la puntata, ma che ha inevitabilmente spostato l’attenzione anche sul contesto in cui si stava svolgendo l’evento internazionale.

Secondo le informazioni diffuse successivamente, a prendere fuoco sarebbe stato un piccolo chalet di legno adiacente a una struttura alberghiera nella zona del centro congressi. Sul posto sono intervenuti numerosi vigili del fuoco e ambulanze, mentre l’area veniva isolata per consentire le operazioni di spegnimento e di messa in sicurezza. Le fiamme, stando alle comunicazioni ufficiali, sono state domate in tempi relativamente rapidi e non si registrano feriti o intossicati.

L’episodio, pur senza conseguenze gravi, ha riportato al centro dell’attenzione la complessità della macchina della sicurezza che accompagna grandi eventi come il World Economic Forum. Davos, in questi giorni, è una città sotto osservazione costante, con livelli di controllo elevatissimi e procedure rigide che scattano anche di fronte a rischi potenziali.

Per la televisione, l’evacuazione dello studio in diretta rappresenta un evento raro, che rompe la liturgia del palinsesto e mostra il lato fragile della diretta. Per il pubblico, un frammento di realtà che entra senza filtri nella narrazione di un appuntamento globale, ricordando che anche nei luoghi più sorvegliati l’imprevisto resta una variabile impossibile da azzerare.

La serata di Otto e mezzo si è così trasformata, suo malgrado, in una cronaca dell’emergenza, con la politica internazionale sullo sfondo e una voce al telefono a raccontare ciò che stava accadendo fuori dalle telecamere.

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