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11 Marzo 2026 - 12:26
Scontro politico in Senato durante le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del prossimo Consiglio europeo e nel pieno della crisi internazionale in Medio Oriente. Nel suo intervento a Palazzo Madama, la premier ha rivolto un nuovo duro attacco ai giudici sul tema dei migranti e sulla recente decisione di revocare i trasferimenti nei CPR in Albania.

Secondo Meloni, alcune decisioni della magistratura non sarebbero comprensibili né dal punto di vista giuridico né da quello del buon senso.
«Sono decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso», ha dichiarato la presidente del Consiglio.
Nel mirino della premier c’è in particolare il caso di alcuni migranti irregolari condannati per reati gravi, per i quali – secondo quanto denunciato dal governo – i giudici avrebbero disposto la revoca del trasferimento nei centri di permanenza all’estero.
Nel suo intervento, Meloni ha citato una serie di reati attribuiti ai migranti coinvolti nel caso: «nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale».
Le parole della premier hanno provocato una reazione immediata nell’aula del Senato. Dai banchi della maggioranza di centrodestra si è levato un lungo applauso, con molti parlamentari che si sono alzati in piedi per sostenere l’intervento della presidente del Consiglio.
Di segno opposto la reazione dell’opposizione, con diversi senatori che hanno manifestato dissenso scuotendo la testa durante il discorso della premier.
L’intervento di Meloni si inserisce nel dibattito politico che negli ultimi mesi ha accompagnato il progetto del governo di utilizzare strutture in Albania per la gestione di alcuni migranti irregolari intercettati dalle autorità italiane. Un piano che continua a dividere la politica italiana e che ha già provocato tensioni istituzionali tra governo e magistratura.
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