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30 Aprile 2015 - 12:37
Expo 2015
Il primo a presentarsi a Expo, con largo anticipo sull'inaugurazione, è stato il padiglione del gruppo immobiliare cinese Vanke: firmato dall'archistar Daniel Libeskind, è una meraviglia ingegneristica realizzata al 100% dalla Bodino Engineering. Un edificio-scultura che riproduce la montagna sacra della Cina, ricoperto da 4.200 piastrelle rosse, modellate una a una in 3D per ricreare un effetto dinamico e cangiante, come farebbe la pelle di un drago. La sfida principale per l'azienda torinese all'avanguardia nella progettazione e realizzazione di allestimenti permanenti e temporanei, all'Expo con quattro padiglioni, è stata proprio quella di dare forma a opere di elevata complessità e innovazione in tempi incredibilmente ridotti. "Il nostro compito è quello di ingegnerizzare le idee", sintetizza il direttore generale, Marco Felici. E' successo per l'edificio Vanke come per gli altri che a Expo portano la firma Bodino, completati per l'inaugurazione del primo maggio. Due grandi nuvole di bamboo a doppia curvatura, assemblate con legno, acciaio e membrane traslucide, coprono con i loro 3.800 metri quadrati il padiglione della Cina. Per il suo debutto a un'esposizione universale, la seconda potenza mondiale si è affidata a uno studio cinese con base a New York, Link-Arc, e per la realizzazione all'italiana Bodino. Con un'architettura da record: per la sola copertura, formata da 1.500 pannelli installati su 3 mila staffe e 37 travi in legno da 50 metri, il progetto cantierabile ha richiesto il lavoro di 60 tecnici, che hanno modellato ogni pezzo individualmente. Portando a termine un'impresa titanica in appena sette mesi. Si chiama 'balance', invece, il concept elaborato per il padiglione lituano: due cubi minimalisti, collegati da ponti e passerelle, che Bodino ha realizzato con scelte tecniche all'avanguardia. E' questo il contenitore del 'Pozzo della conoscenza: un futuro fatto di esperienza', il tema che la Lituania sviluppa a Expo, in equilibrio - 'balance', appunto - tra tradizione e sviluppo di tecnologie innovative. Ed è all'interno del cluster del Bio-Mediterraneo lo spazio dell'Algeria, anch'esso una creazione Bodino Engineering: 400 metri quadrati, su due livelli, con soluzioni multimediali per riprodurre i materiali e gli elementi della cultura tradizionale dello stato nordafricano, in un felice connubio tra storia e modernità. Non una, ma quattro imprese ingegneristiche "di altissimo livello", che dimostrano "l'eccellenza italiana, la capacità di cogliere grandi sfide e rispondere in tempi incredibilmente brevi". Alla vigilia dell'inaugurazione dell'Expo di Milano, il direttore generale di Bodino Engineering, l'architetto Marco Felici, è orgoglioso del lavoro portato a termine. All'interno del comprensorio milanese l'azienda di Torino ha realizzato i padiglioni della Cina, per la prima volta presente ad un'esposizione universale, della Lituania, dell'Algeria e della multinazionale cinese Vanke, di cui è stato consegnato il primo edificio di Expo, ormai più di un mese fa. "Nonostante il clima di disfattismo che ogni tanto pervade il nostro Paese - osserva Felici - un'impresa italiana è riuscita a realizzare alcune tra le opere più complesse di Expo, in anticipo sui tempi previsti". Il segreto di Bodino? Felici non ha dubbi: "Un ufficio tecnico poderoso, che riesce a ingegnerizzare il lavoro per renderlo davvero fattibile". Ingegnerizzazione e sperimentazione in officina, alla Bodino Engineering, vanno di pari passo. "Qualunque elemento tecnologico può essere progettato e sperimentato direttamente in azienda", spiega il direttore generale. Dal punto di vista ingegneristico i padiglioni Vanke e della Repubblica popolare cinese hanno rappresentato la sfida più ambiziosa, "ma anche quelli più minimalisti e lineari non mancheranno di suscitare la curiosità del pubblico", assicura l'architetto. "Sono certo che non appena Expo aprirà i battenti la 'Montagna sacra' della multinazionale Vanke diventerà meta dei pellegrinaggi degli studenti di architettura, italiani ed europei". L'autore è Daniel Libeskind, 'archistar' tra le più amate, ma anche tra i più complessi progettisti di oggi. "Riuscire a dare una realizzazione ingegneristica e tecnica alla 'pelle' dell'edificio da lui disegnato, con le sue squame e i giochi di luce, è stata una grande soddisfazione". Bodino Engeneering nasce 80 anni fa, nel Torinese, come manifattura e fonderia. Negli anni si specializza, affermandosi a livello mondiale nel settore delle strutture speciali e negli allestimenti. Dopo una serie di passaggi di proprietà, dal 2011 avvia un importante processo di internazionalizzazione che vede l'azienda stringere nuove partnership e collaborazioni con architetti di fama mondiale. E' il caso di Daniel Libeskind, che ha firmato per Expo il progetto Vanke. L'azienda persegue progetti che - a livello ingegneristico - rappresentano una vera e propria sfida, perché richiedono spesso la realizzazione di manufatti ad hoc, con soluzioni innovative e all'avanguardia. Per Expo, Bodino si è aggiudicata quattro padiglioni: oltre a Vanke, il padiglione della Cina, dell'Algeria e della Lituania. Ha seguito inoltre la realizzazione della Terrazza Martini su progetto di Pininfarina, all'interno del padiglione Italia.
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