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Sanità
07 Novembre 2022 - 21:03
Samuela Bronzino, 44 anni, torinese, è una dei trentadue lavoratori dell’Asl To 4 che hanno ripreso servizio da ieri per effetto dell’ultimo decreto legge del Governo Meloni
“Mi sono sentita tanto discriminata in quest’anno: ho sofferto, l’ho vissuta come un’ingiustizia. Non posso dire di essere così contenta di tornare a lavorare in ospedale”.
Samuela Bronzino, 44 anni, torinese, è una dei trentadue lavoratori dell’Asl To 4 che hanno ripreso servizio da ieri per effetto dell’ultimo decreto legge del Governo Meloni.
Il provvedimento ha eliminato la misura della sospensione dell’esercizio della professione sulla base di un quadro epidemiologico che è cambiato e con l’obiettivo, dichiarato, di contrastare la grave carenza di personale sanitario, soprattutto nei territori di periferia.
C’è da dire che l’obbligo vaccinale sarebbe comunque decaduto a fine anno e questo provvedimento, dunque, l’ha solo anticipato di un paio di mesi.
Dei trentadue sospesi che sono stati reintegrati nell’Asl To 4 ci sono dieci operatori socio sanitari, nove infermieri e tredici amministrativi. Nessun medico è stato sospeso.
Samuela Bronzino, infermiera, rientra a lavoro a distanza di un anno dal suo ultimo giorno in ospedale.
Dopo la laurea e le esperienze lavorative a Moncalieri e al San Giovanni di Bosco di Torino, l’arrivo il 29 aprile 2020 nell’ospedale di Chivasso.
In piena prima ondata pandemica.
“Ero terrorizzata, avevo gli attacchi di panico, pensando che a breve sarei stata chiamata a lavorare in ospedale, visto che ero in graduatoria e c’era necessità di personale sanitario - spiega Samuela Bronzino -. Ho iniziato a lavorare, con tutte le difficoltà che c’erano, in una situazione di emergenza. Io sono stata una persona che ha creduto in ciò che le veniva detto, che ha avuto fiducia nella scienza, nei medici, nei protocolli che venivano imposti. Con il tempo, però, il mio punto di vista è cambiato: ho iniziato a leggere, a documentarmi, a pormi delle domande e a provare a scavare un po’ di più rispetto all’informazione che arrivava. Da lì ho maturato un mio pensiero, una mia idea, e quando è stata ora di fare il vaccino mi sono interrogata su cosa sarebbe stato meglio per me. Per come sono fatta io, ho deciso di non vaccinarmi, tutto qui”.
Una scelta che l’ha portata ad autosospendersi dal lavoro.
“Non potevo aspettare che arrivassero multe, sanzioni, che venissi licenziata o che addirittura potesse partire un procedimento penale - spiega -. Mi sono autosospesa e tutto questo lungo tempo l’ho passato ad informarmi. E’ stato un anno tosto, ma illuminante”.
Il primo giorno di lavoro di Samuela Bronzino, nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Chivasso, è iniziato ieri alle 14.45.
“In questi mesi ho ricevuto poca solidarietà da parte dei colleghi - dice - e questo un po’ mi spiace perché ho sempre rispettato le scelte di tutti. Non sono una persona che non accetta il pensiero altrui, anzi. Nella mia famiglia sono tutti vaccinati, per dire. Mi è spiaciuto non sentire quasi più nessuno dell’ospedale, se non qualche collega che si è dovuta vaccinare...”.
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