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Cronaca
28 Aprile 2026 - 09:02
Davide Borgione
Nessuna traccia ematica, nessun elemento biologico riconducibile alla vittima. È uno dei passaggi chiave emersi nelle ultime settimane nell’inchiesta sulla morte di Davide Borgione, il 19enne artista torinese trovato agonizzante nella notte del 24 gennaio in via Nizza, dopo una caduta dalla bicicletta. Un dettaglio che non chiude il caso, ma anzi contribuisce ad alimentare interrogativi ancora aperti su quanto accaduto in quei minuti decisivi.
Il giovane, grande tifoso del Torino, stava rientrando a casa dalla discoteca quando è finito a terra. Soccorso e trasportato al Cto, è morto poco dopo per le gravi lesioni riportate. Al centro delle indagini coordinate dalla procura di Torino resta la dinamica dell’incidente: una caduta autonoma o il coinvolgimento di un veicolo.
Gli accertamenti tecnici disposti dagli inquirenti hanno stabilito che sulla Jeep transitata in quel tratto di strada quasi in contemporanea con la caduta non sono stati rilevati segni evidenti del passaggio del ragazzo. Un elemento che pesa nella ricostruzione, ma che non basta a escludere con certezza un eventuale contatto.

Il conducente del mezzo, un uomo di 35 anni, risulta indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso. Le immagini delle telecamere lo collocano sulla scena negli stessi istanti in cui Borgione cade. L’auto presenta un’ammaccatura compatibile con un possibile urto, ma secondo la difesa il danno sarebbe precedente ai fatti. Resta inoltre il nodo della percezione dell’impatto: l’uomo avrebbe riferito di aver avvertito un’irregolarità sulla strada, circostanza che potrebbe essere legata alla presenza di un dosso e non necessariamente a un investimento.
Parallelamente, l’inchiesta si concentra anche su un secondo filone, che riguarda il comportamento di due giovani presenti sul posto subito dopo l’accaduto. I due, coetanei della vittima, sono indagati per furto e omissione di soccorso: avrebbero sottratto il portafoglio al 19enne invece di allertare immediatamente i soccorsi, allontanandosi poi senza intervenire. Un aspetto che aggiunge un ulteriore livello di gravità a una vicenda già complessa.
Sul piano medico-legale, l’autopsia ha individuato nel trauma cranico la causa del decesso, ritenuto compatibile con una caduta dalla bicicletta. Tuttavia, anche questo elemento viene considerato in un quadro più ampio, ancora in fase di definizione. L’assenza di tracce sulla Jeep potrebbe essere spiegata anche da fattori contingenti, come l’abbigliamento indossato dalla vittima al momento dell’impatto.
Determinanti saranno gli sviluppi attesi nelle prossime settimane: in particolare gli esami tossicologici e la perizia cinematica, chiamata a ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. Solo l’incrocio di tutti i dati potrà chiarire se Borgione sia caduto autonomamente o se vi sia stato un coinvolgimento, anche parziale, del veicolo.
Nel frattempo, le diverse parti coinvolte restano su posizioni distinte. Da un lato, l’ipotesi che il giovane possa aver perso il controllo della bicicletta senza contatti esterni; dall’altro, la possibilità che un urto, anche non evidente, possa aver contribuito in modo determinante alla caduta e alle conseguenze fatali.
La morte di Davide Borgione resta così una vicenda sospesa tra certezze tecniche e dubbi investigativi. Un caso in cui ogni dettaglio, anche il più piccolo, può fare la differenza nella ricerca della verità.
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