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Cronaca
22 Marzo 2026 - 14:57
Distributore
Un via vai insolito di automobilisti e taniche piene, sempre allo stesso distributore, sempre a tarda ora: è bastato questo dettaglio per far crollare un giro di truffe sul carburante nel Torinese. La banda, capace di clonare carte carburante e rivendere benzina a metà prezzo, è stata fermata dai carabinieri dopo un appostamento in corso Vercelli, nella zona nord di Torino. Due persone sono finite in arresto, tre denunciate a piede libero. E le indagini, assicurano gli inquirenti, sono tutt’altro che concluse.
La sera di sabato scorso i militari hanno sorpreso alcuni membri del gruppo mentre, per oltre trenta minuti, riempivano taniche e facevano rifornimento alle proprie auto presso un distributore di corso Vercelli. La scena, ripresa anche dalle telecamere di videosorveglianza della stazione di servizio, ha confermato i sospetti nati dal continuo andirivieni di “clienti” insoliti. Secondo quanto ricostruito, il carburante prelevato veniva poi smerciato in specifiche aree di servizio del Torinese.
Il meccanismo era collaudato: carte carburante clonate con uno skimmer, rifornimenti a ripetizione e vendita del carburante a metà prezzo a una clientela selezionata. Proprio tre di questi acquirenti — tra cui una donna — sono stati “pizzicati” mentre facevano il pieno a tariffa stracciata e denunciati per ricettazione.
Due componenti del gruppo, entrambi già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati con l’accusa, in concorso, di utilizzo indebito e falsificazione di strumenti di pagamento. Condotti al carcere Lorusso e Cutugno, dopo la convalida dell’arresto il gip del Tribunale di Torino ha disposto per loro l’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria. Per gli altri tre fermati è scattata la denuncia a piede libero per ricettazione.
I carabinieri della sezione operativa di Susa hanno sequestrato 160 litri di carburante, sei schede clonate e 340 euro rinvenuti nelle tasche dei due arrestati, denaro ritenuto verosimilmente collegato all’attività illecita. Un bottino limitato, ma indicativo del ritmo con cui il carburante cambiava di mano.
Gli investigatori ora puntano a ricostruire i tracciamenti delle carte falsificate: individuare dove e come avviene la clonazione, seguire il flusso delle transazioni e mappare la rete di smercio. Un lavoro di pazienza che potrebbe collegare quanto accaduto in corso Vercelli ad altre postazioni nel Torinese.
Uno skimmer è un dispositivo elettronico illegale che viene installato sopra o dentro i lettori di carte — bancomat o colonnine dei distributori — per copiare i dati presenti nella banda magnetica. Spesso è affiancato da microcamere nascoste o da tastiere “sovrapposte”, pensate per intercettare il PIN digitato dall’utente. Con le informazioni raccolte, i truffatori possono clonare la carta o effettuare operazioni fraudolente, inclusi acquisti online.
Il caso di Torino conferma quanto i truffatori puntino su due fattori: la vulnerabilità fisica dei terminali e l’apparente normalità dei gesti quotidiani. Per questo la vigilanza degli operatori, la manutenzione dei dispositivi e l’attenzione degli utenti restano argini decisivi contro un reato che si nutre di velocità e discrezione.

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