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Cronaca
11 Marzo 2026 - 16:53
Perquisizioni nel carcere di Torino: sequestrati droga e telefonini, un agente ferito (foto di repertorio)
Una perquisizione straordinaria nel carcere di Torino si è trasformata in un’operazione movimentata, culminata con il sequestro di droga e telefoni cellulari e con il ferimento di un agente della polizia penitenziaria.
Il controllo è stato effettuato alle 7 di questa mattina nella Settima Sezione del Padiglione B della Casa Circondariale. Durante le operazioni gli agenti hanno rinvenuto tre smartphone con i relativi caricabatterie, oltre a circa cinque grammi di hashish, due grammi di cocaina e due bottiglie modificate artigianalmente, utilizzate come strumenti per fumare sostanze stupefacenti.
Nel corso dell’intervento si è verificato anche un episodio di aggressione. Secondo quanto riferito dal sindacato, un detenuto avrebbe spinto violentemente un agente contro una porta blindata mentre cercava di occultare o distruggere uno dei telefoni rinvenuti durante la perquisizione.
Nell’impatto il poliziotto ha battuto la testa e la schiena, rendendo necessario il trasporto in un ospedale cittadino per accertamenti. Dopo le cure mediche l’agente è stato dimesso con una prognosi di quattro giorni per trauma cranico.
A rendere nota la vicenda è stato Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che ha sottolineato come l’episodio evidenzi ancora una volta i rischi e le difficoltà operative affrontate quotidianamente dal personale penitenziario durante il servizio.
Solidarietà al poliziotto ferito è stata espressa anche dal segretario generale del SAPPE, Donato Capece, che torna a chiedere misure più incisive per la sicurezza degli agenti. «Basta aggressioni ai poliziotti – ha dichiarato –. Chi indossa una uniforme e garantisce la sicurezza di tutti non può essere lasciato senza adeguati strumenti di difesa».
Capece ha inoltre sollecitato l’introduzione di strumenti di autotutela come lo spray al peperoncino, già utilizzato in altri contesti operativi come mezzo non letale per gestire situazioni di pericolo. Secondo il sindacato, il crescente numero di aggressioni nelle carceri rischia di alimentare un clima di impunità se non accompagnato da interventi concreti per tutelare il personale.

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