Cerca

Cronaca

Presunte torture nel carcere di Cerialdo, a Cuneo dieci agenti a processo

Le accuse riguardano episodi avvenuti tra il 2021 e il 2022 ai danni di cinque detenuti pakistani. Il dibattimento inizierà il 2 ottobre

Presunte torture nel carcere di Cerialdo, a Cuneo dieci agenti a processo

Presunte torture nel carcere di Cerialdo, a Cuneo dieci agenti a processo (foto di repertorio)

Un processo destinato a far discutere e a sollevare interrogativi delicati sul funzionamento del sistema penitenziario. A Cuneo si apre oggi il dibattimento sulle presunte violenze avvenute nel carcere di Cerialdo, dove dieci tra agenti e ufficiali della polizia penitenziaria sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di accuse molto pesanti. Secondo la Procura, alcuni detenuti avrebbero subito trattamenti definiti “inumani e degradanti”, configurando il reato di tortura, uno dei capi d’imputazione più gravi contestati nel procedimento.

Il processo riguarda presunti episodi avvenuti tra il 2021 e il 2022 e coinvolge cinque detenuti di origine pakistana che si sono costituiti parti offese nel procedimento. Le accuse muovono da un’inchiesta che ha ricostruito una serie di interventi violenti all’interno dell’istituto penitenziario.

Al centro dell’indagine c’è in particolare quanto sarebbe accaduto nella cella 417, da cui – secondo la ricostruzione accusatoria – avrebbe avuto origine un pestaggio poi proseguito nei locali dell’infermeria del carcere. Gli investigatori ritengono che quell’episodio non sia stato isolato: il fascicolo processuale include infatti altri tre fatti distinti, avvenuti nello stesso istituto nello stesso arco temporale.

Per gli imputati che hanno scelto di affrontare il processo con rito ordinario, le contestazioni complessive sono diciotto. Tra loro figurano quattro agenti che, secondo l’accusa, avrebbero partecipato direttamente alle violenze, oltre all’allora comandante della polizia penitenziaria del carcere di Cerialdo, Erminia Froio, a cui viene contestata l’omessa denuncia dei fatti.

Come previsto dall’ordinamento, tutti gli imputati restano presunti innocenti fino a una eventuale condanna definitiva, che potrà arrivare solo al termine dei tre gradi di giudizio.

Una prima fase del procedimento si è già conclusa nei mesi scorsi. A febbraio, infatti, il tribunale ha emesso quattro condanne in primo grado nei confronti di imputati che avevano scelto il rito abbreviato, procedura che consente di ottenere uno sconto di pena in cambio del giudizio basato sugli atti dell’indagine. Tra i condannati figura anche un ispettore della polizia penitenziaria, indicato dall’accusa come la figura che avrebbe guidato l’intervento nella cella 417 da cui sarebbe scaturita la sequenza di violenze ricostruita dagli investigatori. Si tratta comunque di sentenze non definitive, destinate a essere riesaminate nei successivi gradi di giudizio.

Ora il procedimento entra nella sua fase centrale con il dibattimento davanti al tribunale. La prima udienza è fissata per il 2 ottobre, quando verranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa: tra loro sono previsti tre operatori di polizia giudiziaria che hanno preso parte alle indagini e che ricostruiranno davanti ai giudici le attività investigative svolte.

Il calendario prevede poi una seconda udienza il 16 ottobre, durante la quale dovrebbero essere sentiti il direttore del carcere di Cerialdo, Domenico Minervini, e due dei detenuti indicati come persone offese. Le loro testimonianze potrebbero rappresentare un passaggio cruciale per chiarire le dinamiche dei fatti contestati.

Il processo di Cuneo si inserisce in un contesto particolarmente sensibile, perché tocca temi che riguardano il rapporto tra autorità e diritti all’interno delle carceri, oltre alla responsabilità dei singoli operatori e dei vertici della catena di comando. L’accertamento dei fatti sarà affidato al confronto tra prove, testimonianze e ricostruzioni contrapposte che emergeranno nel corso del dibattimento.

Al di là delle responsabilità individuali che la giustizia sarà chiamata a stabilire, la vicenda riaccende l’attenzione sul delicato equilibrio tra sicurezza penitenziaria e tutela della dignità delle persone detenute. Un equilibrio che, secondo i principi costituzionali e le norme internazionali, dovrebbe sempre garantire che la pena non si trasformi mai in umiliazione o violenza.

Il processo che si apre a Cuneo promette dunque di essere seguito con attenzione non solo dalla cronaca giudiziaria, ma anche da chi osserva da vicino il funzionamento del sistema penitenziario italiano. Tra le mura di un carcere, infatti, ogni episodio assume un peso particolare, perché coinvolge non solo le persone direttamente interessate, ma anche la credibilità delle istituzioni chiamate a garantire legalità e diritti.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori