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Cronaca

Terrore in casa, piatti lanciati contro la figlia: arrestato il padre. "Avevamo paura ci uccidesse"

Dopo mesi di terrore due sorelle chiamano i carabinieri: padre arrestato, trovato un revolver calibro 357 e cento munizioni

Terrore in casa, piatti lanciati contro la figlia: arrestato il padre. «Avevamo paura ci uccidesse»

Terrore in casa, piatti lanciati contro la figlia: arrestato il padre. «Avevamo paura ci uccidesse»

Per mesi avevano vissuto nel silenzio e nella paura. Ogni volta che lui tornava a casa ubriaco, la tensione diventava terrore. Domenica sera, però, quell’incubo ha superato il limite. E due sorelle di 22 e 15 anni hanno trovato il coraggio di chiamare i carabinieri, mettendo fine a una spirale di violenze che, secondo il loro racconto, andava avanti da tempo.

Il padre, un 49enne residente a Salussola, è stato arrestato con le accuse di atti persecutori e detenzione abusiva di armi e munizioni. Dopo l’intervento dei militari dell’Arma è stato trasferito nel carcere di Biella, in attesa della convalida dell’arresto disposta dal pubblico ministero della Procura biellese.

Tutto è accaduto nella tarda serata di domenica, quando l’uomo si è presentato nell’abitazione di Cavaglià dove vivono le figlie insieme alla madre. Secondo quanto ricostruito, era visibilmente alterato dall’alcol. Le ragazze avrebbero tentato di convincerlo ad andarsene, ma senza successo.

La situazione è degenerata rapidamente. Durante una violenta discussione, il 49enne avrebbe afferrato alcuni piatti e li avrebbe lanciati contro la figlia maggiore, colpendola e provocandole lievi ferite. Subito dopo, complice lo stato di ebbrezza, l’uomo avrebbe perso l’equilibrio cadendo a terra e ferendosi.

A quel punto è partita la richiesta di aiuto al 112. Sul posto sono intervenute le pattuglie dei carabinieri di Cavaglià e Salussola, che hanno riportato la calma. L’uomo è stato affidato ai sanitari del 118, che lo hanno trasportato all’ospedale di Vercelli per le cure del caso, sotto la vigilanza di una pattuglia.

Mentre il 49enne veniva medicato, i militari hanno parlato con le due ragazze. È stato in quel momento che è emerso un quadro molto più ampio e preoccupante: minacce, insulti e aggressioni che, secondo il loro racconto, si sarebbero ripetuti negli ultimi mesi. Episodi mai denunciati prima, spiegano, per la paura di possibili ritorsioni.

La figlia maggiore ha raccontato ai carabinieri il motivo principale del silenzio: il timore che il padre potesse usare un’arma. «Avevo paura di denunciarlo perché sapevo che aveva una pistola nascosta a casa», avrebbe confidato ai militari. La giovane era anche riuscita a riprendere con lo smartphone alcuni momenti dell’aggressione appena avvenuta.

Le dichiarazioni delle ragazze hanno spinto i carabinieri ad approfondire immediatamente la situazione. Dopo aver prelevato l’uomo dall’ospedale, i militari hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione del 49enne.

Sotto una tettoia, nascosto tra alcuni attrezzi agricoli, è stato trovato un revolver calibro 357 Magnum insieme a circa cento munizioni. L’arma, secondo quanto accertato, era appartenuta al padre dell’uomo e non risultava mai denunciata: il 49enne se ne era impossessato senza comunicarlo alle autorità.

Il ritrovamento ha aggravato la sua posizione. I carabinieri hanno quindi proceduto all’arresto e lo hanno trasferito nel carcere di Biella. Per le due sorelle, dopo mesi di paura, la chiamata al 112 ha segnato la fine di un incubo domestico. Un intervento che, secondo gli investigatori, potrebbe aver evitato conseguenze ben più gravi.

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