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Cronaca
06 Marzo 2026 - 17:19
“Torino capitale del nazismo”: cosa c’è dietro l’inchiesta dei Ros su Avanguardia Torino
L’inchiesta della procura di Torino su “La Barriera – Avanguardia Torino” ruota attorno a un’accusa precisa: secondo i magistrati e i carabinieri del Ros, non si tratterebbe di semplici provocazioni o millanterie ideologiche, ma di un’attività organizzata e stabile di esaltazione dei principi del fascismo e del nazismo, con l’obiettivo di inserirsi in un network identitario e nazionalista internazionale. È in questo contesto che compare una frase diventata emblematica nelle carte: “Torino è diventata la capitale europea del nazismo”, pronunciata in una conversazione del 2 dicembre 2023 tra due attivisti e captata dagli investigatori. Per la procura, quella frase non sarebbe uno slogan vuoto, ma la sintesi di un progetto politico e propagandistico che la città sarebbe stata in grado di attrarre e ospitare.
Il prossimo snodo giudiziario è fissato per l’11 marzo, quando si aprirà l’udienza preliminare per 17 imputati. Le accuse contestate, secondo quanto emerso a gennaio, comprendono apologia del fascismo ai sensi della legge Scelba e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. In sostanza, per i pm non si sarebbe trattato solo di nostalgie o simbologie, ma di una vera attività di propaganda e incitamento, legata a contenuti antidemocratici e discriminatori.
La vicenda è esplosa pubblicamente nel luglio 2025, quando i carabinieri del Ros hanno eseguito il sequestro del circolo Edoras di Torino, indicato come sede operativa del gruppo. Secondo l’impostazione accusatoria, quel locale sarebbe stato trasformato in un punto di ritrovo e di organizzazione per attività di matrice neofascista, dove venivano esaltati “principi, metodi e fatti del fascismo” e le sue “finalità antidemocratiche”. Gli investigatori parlano di un luogo che avrebbe funzionato da centro di aggregazione, propaganda e saldatura con altre realtà della stessa area ideologica.

Uno dei filoni più rilevanti dell’inchiesta riguarda eventi pubblici e iniziative organizzate dal gruppo, non soltanto conversazioni private o manifestazioni simboliche. Tra i capi d’imputazione citati compare, per esempio, una serata musicale aperta al pubblico del 30 novembre 2024, che secondo la procura sarebbe stata utilizzata per esaltare metodi e contenuti del fascismo. Questo è un passaggio importante, perché mostra come l’indagine non si basi solo su idee espresse in privato, ma anche su fatti e occasioni pubbliche considerate penalmente rilevanti.
Le carte dell’indagine, inoltre, descrivono il gruppo come potenzialmente pericoloso proprio per la sua capacità di collegarsi ad ambienti più ampi. I Ros sottolineano la tendenza ad aderire a un network internazionale dell’ultradestra identitaria e nazionalista. È questo che spiega il peso attribuito dagli inquirenti a frasi come quella sulla “capitale europea del nazismo”: non come semplice spacconeria, ma come riflesso di una strategia di posizionamento politico e simbolico.
Nel corso dei mesi il caso ha avuto anche una forte rilevanza politica e mediatica. Tra i 17 indagati, secondo altre ricostruzioni, comparirebbe anche Carlo Vignale, figlio dell’assessore regionale Gian Luca Vignale. RaiNews aveva collegato l’inchiesta anche a episodi pubblici come un’azione del 27 aprile 2024 davanti alla sede del circolo, due giorni dopo il 25 aprile, che aveva contribuito a far salire l’attenzione sul gruppo e a radicare il sospetto di una linea apertamente nostalgica e provocatoria.
Non sono mancate le repliche della difesa. Gli avvocati di alcuni militanti hanno sostenuto che le accuse sarebbero prive di fondamento, affermando che dagli atti non emergerebbero condotte di reale offensività penale tali da giustificare la portata dell’inchiesta e del sequestro. In altre parole, la linea difensiva punta a ridimensionare i fatti, sostenendo che non vi sarebbe stata un’effettiva capacità di tradurre quelle espressioni ideologiche in un pericolo concreto o in una propaganda penalmente rilevante.
Il punto giuridico centrale, dunque, sarà capire se il materiale raccolto – chat, conversazioni intercettate, eventi pubblici, simbologie, slogan e attività del circolo – integri davvero i reati contestati. È questo che verrà vagliato nell’udienza preliminare dell’11 marzo, quando il giudice dovrà decidere se mandare a processo i 17 imputati. Fino a quel momento, e fino a eventuale sentenza definitiva, resta naturalmente valida la presunzione di non colpevolezza.
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