Cerca

Attualità

Apologia del fascismo: processo ad Avanguardia Torino, l’Unione delle Comunità ebraiche chiede di costituirsi parte civile

Udienza preliminare a Torino per 17 imputati; nel mirino la sede del circolo “Edoras”, eventi e slogan ritenuti esaltazione di ideologie antidemocratiche e razziste

Apologia del fascismo: processo ad Avanguardia Torino, l’Unione delle Comunità ebraiche chiede di costituirsi parte civile

Apologia del fascismo: processo ad Avanguardia Torino, l’Unione delle Comunità ebraiche chiede di costituirsi parte civile

Si è svolta oggi a Torino l’udienza preliminare che potrebbe portare a un processo per apologia del fascismo e reati connessi nei confronti di 17 persone collegate al gruppo Avanguardia Torino, associazione di estrema destra al centro di una lunga indagine della procura del capoluogo piemontese. L’Unione delle Comunità ebraiche italiane (UCEI) ha annunciato di aver chiesto formalmente di costituirsi parte civile nel procedimento, segnalando la necessità di tutelare valori costituzionali e vittime storiche della discriminazione e dell’antisemitismo.

Al centro dell’inchiesta c’è la vicenda del circolo denominato “Edoras”, situato in via Tibone 2, che era stato il punto di ritrovo delle attività del movimento. Nel luglio 2025 i carabinieri del ROS avevano eseguito un sequestro preventivo della sede su ordine di un gip torinese, sulla base di accertamenti secondo cui nella struttura si sarebbero tenuti **eventi e iniziative – musicali e culturali – nel corso dei quali sarebbero state compiute manifestazioni di esaltazione dei principi, fatti e metodi del fascismo e delle sue finalità antidemocratiche, unitamente alla diffusione di idee e metodi razzisti o discriminatorie.

Nell’udienza preliminare odierna, l’Unione delle Comunità ebraiche italiane — rappresentata in aula dall’avvocato Tommaso Levi — ha ribadito la propria volontà di essere ammessa tra le parti civili per «tutelare la memoria e i diritti delle comunità colpite dalla propaganda ideologica antisemita e fascista», richiamando la sensibilità costituzionale italiana verso la lotta a ogni forma di discriminazione. La presenza dell’UCEI nel procedimento segnala, oltre a un profilo giuridico, un forte valore simbolico nel contesto del contrasto alle ideologie che la Costituzione, attraverso la legge Scelba del 1952, vieta espressamente come riorganizzazione o esaltazione del partito fascista.

La procura ha contestato agli imputati vari profili di reato, tra cui istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, oltre alla violazione della legge sulle manifestazioni fasciste. Secondo gli atti dell’indagine, durante gli eventi in Edoras sarebbero state messe in atto condotte che hanno superato il confine della libera espressione politica per configurare una diffusione di messaggi antidemocratici e riconducibili a ideologie fasciste e naziste, come saluti romani, slogan legati alla rivendicazione di ideali del Ventennio o cori a contenuto razzista.

Nel gruppo degli indagati compaiono profili diversi, inclusi giovani attivisti, persone con ruoli organizzativi e figure collegate ad attività di comunicazione digitale. In alcune ipotesi di reato si fa riferimento anche all’uso di piattaforme come Telegram per diffondere contenuti commemorativi di figure storiche e di ideologie dell’estrema destra, azioni per le quali la procura ritiene vi sia un’incidenza sulla diffusione di messaggi discriminatori e contraddittori rispetto all’ordinamento democratico.

Il proprietario dell’immobile in cui si trovava il circolo, che si è dichiarato del tutto all’oscuro delle attività contestate, è stato indicato dalla procura come persona offesa e ha manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile, assistito dall’avvocato Federico Milano. La richiesta è volta non solo a rappresentare un danno individuale, ma anche a evidenziare la responsabilità civile per l’uso degli spazi in attività ritenute contrarie alla legge.

Il movimento Avanguardia Torino ha reagito duramente alle indagini e al sequestro della sede, definendo l’intervento giudiziario una “repressione” nei confronti di chi, a loro dire, intendeva promuovere iniziative di carattere culturale e di solidarietà. In comunicati pubblicati in passato dai suoi canali, il gruppo aveva sostenuto di aver svolto attività legittime, incluse raccolte di aiuti umanitari, e di non aver commesso reati, reinterpretando le accuse come un attacco al proprio impegno civico.

La decisione del giudice sull’ammissione delle parti civili e sull’eventuale rinvio a giudizio sarà un passaggio cruciale nelle prossime settimane. La magistratura dovrà valutare la solidità dell’impianto accusatorio su un caso che intreccia aspetti penalisti, culturali e costituzionali, in un quadro in cui il confine tra libertà di espressione e apologia di ideologie vietate resta al centro di un dibattito ampio e complesso nel nostro ordinamento.

Tutti gli imputati, pur sotto inchiesta, restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori