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18 Aprile 2026 - 22:41
Una denuncia che scuote e riapre il tema della sicurezza delle donne, anche nei contesti più esclusivi. Francesca Bergesio, ex Miss Italia 2023, affida a un video su TikTok il racconto dettagliato di un episodio che definisce inquietante, avvenuto mentre si trovava in un hotel cinque stelle a Milano per lavoro.
Il racconto, diffuso il 18 aprile 2026, è diretto e senza filtri. La giovane, piemontese, studentessa di Cervere e figlia del senatore leghista Giorgio Maria Bergesio, spiega di aver subito attenzioni insistenti da parte di uno sconosciuto già la sera precedente. L’episodio risale a mercoledì 15 aprile, quando, fuori dall’albergo, nota un uomo “in giacca e cravatta” sporgersi dal finestrino di un taxi appena salito, fissandola con insistenza e arrivando a far fermare il mezzo per continuare a guardarla.
Un comportamento che inizialmente decide di ignorare: «Non do peso a questo sguardo perché oramai ci sono abituata», racconta, convinta che quell’uomo si stesse allontanando.
La situazione però cambia radicalmente il mattino seguente. Alle 7, molto prima della sveglia prevista, il telefono della camera squilla. Francesca Bergesio pensa inizialmente a una comunicazione della reception, ma dall’altra parte della cornetta trova tutt’altro: «Il mio buongiorno è stato un uomo palesemente eccitato che con una voce alquanto viscida mi diceva: "Buongiorno, piccola"».
Scioccata, reagisce d’istinto: «Chi sei? Chi cazzo sei?». Ancora stordita dal sonno, ha però la prontezza di guardare il display del telefono, scoprendo un dettaglio decisivo: «Leggo il nome sullo schermo, perché in questo hotel quando tu vieni registrata ti collegano il tuo nome al numero di stanza».
La giovane cerca immediatamente quel nome online e fa la scoperta che trasforma il fastidio in paura: è lo stesso uomo visto la sera prima. «La faccia dell'uomo di ieri che sul taxi stava quasi per cadere guardandomi», spiega. A quel punto la tensione cresce: «Non so perché mi viene da piangere».
Le telefonate proseguono: «Attacco queste chiamate schifose, me ne sono ancora arrivate tre». Un elemento che la colpisce profondamente è la facilità con cui l’uomo è riuscito a contattarla: «Quindi lui ha digitato il mio numero di stanza», evidenziando il rischio legato alla gestione dei dati negli hotel.
L’ultimo contatto si trasforma in un confronto diretto. L’uomo tenta di giustificarsi: «Paola, sono Joe», ma la replica della giovane è netta: «Ancora peggio che tu hai il mio numero di stanza, quindi o mi hai seguita o l'hai chiesto a qualcuno». Quando lui nega, cade in contraddizione. A quel punto, Francesca Bergesio lo mette in guardia: «Ascoltami, ho il tuo nome e cognome, conosco la tua faccia perché ieri ci siamo incontrati sul marciapiede e non ti azzardare mai più, perché con me non funziona questo gioco».
Dopo aver fatto presente di conoscere la sua identità, le chiamate cessano. L’hotel si scusa per quanto accaduto: «Dispiaciutissimi, mai successa una roba del genere». La giovane però non si sente al sicuro e chiede assistenza per lasciare la stanza: «Io non esco da questa stanza perché se questo signore sa il mio numero di stanza, si presenta qui fuori».
Nel suo racconto emerge anche una riflessione personale: «Perché prima mi è venuto da piangere? Perché forse io ho avuto la prontezza di rispondere, di sapermi in qualche modo difendere». E aggiunge: «Se penso alla me piccolina che ha iniziato a viaggiare e a lavorare nel mondo moda, avevo il prosciutto sugli occhi».
Il video si chiude con un appello diretto e durissimo: «Agli uomini schifosi non lascio neanche uno sguardo di troppo, è un mondo che fa schifo, ragazze. Io ve lo dico, bisogna stare attente. Cerchiamo di difenderci, creiamo rete, io comunque ho avvisato tutti. Non so dove andremo a finire, sapete mi fa molto paura questo».
Non è la prima volta che la giovane denuncia episodi di questo tipo. In passato aveva già intrapreso azioni legali contro comportamenti persecutori online. Nel 2023, poco dopo essere stata incoronata Miss Italia, aveva denunciato un 32enne per minacce ricevute sui social: «Minacce gratuite, codarde, nascoste dietro uno schermo. L’ho denunciato non perché io sono la vittima e lui il colpevole ma perché restare in silenzio significa accettare». Nel 2025 aveva poi presentato una nuova denuncia contro un 26enne di Catania per messaggi violenti su Facebook. «Ho denunciato i miei hater per difendere la mia dignità. All’inizio ho avuto paura. Poi però ho capito che non dovevo lasciarla vinta a chi confonde la libertà con il diritto di ferire il prossimo».
Un episodio che, pur senza conseguenze fisiche, riaccende il dibattito sulla sicurezza delle donne, sulla gestione dei dati personali e sulla necessità di maggiore tutela anche in luoghi considerati protetti.

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