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Cronaca

Allarme alla Mandria: pesci morti nel rio Valsoglia, il sospetto di uno sversamento tossico

Decine di esemplari trovati senza vita nel torrente che attraversa l’area protetta. L’Arpa indaga su possibili sostanze tossiche

Allarme alla Mandria

Allarme alla Mandria: pesci morti nel rio Valsoglia, il sospetto di uno sversamento tossico

Una distesa di pesci morti che affiorano sull’acqua di un piccolo torrente nel cuore del Parco della Mandria. È l’immagine che nei giorni scorsi ha fatto scattare l’allarme ambientale tra Fiano e i boschi dell’area protetta, dove il rio Valsoglia è diventato improvvisamente teatro di una moria anomala di fauna ittica.

Il fenomeno è stato segnalato da guardiaparco e guardie ambientali volontarie, che durante i controlli lungo il corso d’acqua hanno notato diversi esemplari di cavedani, trote e scazzoni senza vita. I pesci galleggiavano in più punti del torrente, facendo ipotizzare fin da subito che non si trattasse di un episodio isolato.

Il caso resta ancora avvolto nel mistero e al momento non esistono certezze sulle cause dell’accaduto. L’ipotesi che prende maggiormente corpo tra gli esperti è quella di uno sversamento di sostanze tossiche, ma gli accertamenti sono ancora in corso e si attendono i risultati delle analisi tecniche.

A intervenire sul posto sono stati infatti i tecnici dell’Arpa Piemonte, che hanno effettuato sopralluoghi lungo il torrente e proceduto con campionamenti dell’acqua. I prelievi serviranno a stabilire le caratteristiche fisico-chimiche del corso d’acqua e a individuare eventuali tracce di sostanze nocive attraverso specifiche analisi di tossicità nei laboratori dell’agenzia regionale.

Il rio Valsoglia è un corso d’acqua di dimensioni modeste ma di grande valore ambientale. Il torrente deriva parte della sua portata dal fiume Stura, attraversa il Parco della Mandria e successivamente confluisce nella Ceronda. Un percorso breve ma importante per la biodiversità locale, poiché alimenta un ecosistema ricco di fauna ittica e di specie tipiche dei corsi d’acqua piemontesi.

La moria di pesci ha subito attirato l’attenzione anche delle associazioni che da anni si occupano della tutela dei fiumi della zona. Tra queste il sodalizio Tutela Stura di Lanzo, attivo dal 1985 e impegnato nella salvaguardia dei corsi d’acqua del territorio. Secondo gli esperti dell’associazione il fenomeno appare particolarmente anomalo e difficilmente riconducibile a cause naturali. La presenza di acqua torbida e con una colorazione scura, segnalata da alcuni osservatori, rafforza il sospetto che possano essere state immesse nel torrente sostanze inquinanti.

Un elemento che potrebbe aver amplificato il fenomeno riguarda anche la portata del corso d’acqua, attualmente ridotta a causa delle operazioni di manutenzione annuale del canale che ne regola il flusso. In condizioni di portata molto bassa eventuali sostanze nocive possono risultare più concentrate, aumentando l’impatto sull’ecosistema e rendendo più evidenti gli effetti sulla fauna ittica.

Le analisi dell’Arpa dovranno chiarire se nel rio siano effettivamente presenti tracce di agenti tossici e, soprattutto, stabilire la possibile origine di tali sostanze. Una delle ipotesi al vaglio riguarda la possibilità che qualcuno abbia effettuato uno sversamento illegale nel corso d’acqua, ma si tratta al momento soltanto di una pista investigativa che dovrà essere verificata.

Secondo quanto emerge dalle prime verifiche, il problema sembrerebbe limitato al tratto del rio Valsoglia che attraversa il parco. Nel punto in cui il torrente confluisce nella Ceronda, infatti, non risultano al momento segnalazioni di morie di pesci o anomalie nella fauna ittica. Un elemento che potrebbe indicare un episodio circoscritto e non una contaminazione diffusa dell’intero sistema idrico.

Nel frattempo le autorità continuano a monitorare la situazione, mentre gli esiti delle analisi potrebbero aprire anche un eventuale fronte giudiziario. Se dovesse essere confermata la presenza di sostanze inquinanti introdotte volontariamente o per negligenza, l’episodio potrebbe configurare il reato di inquinamento ambientale, una fattispecie prevista dal codice penale che nei casi più gravi comporta anche la reclusione.

Più frequente, tuttavia, è l’applicazione di sanzioni amministrative rilevanti, che possono raggiungere diverse migliaia di euro e prevedere l’obbligo di ripristino dell’ecosistema danneggiato.

La vicenda ha inevitabilmente acceso anche il confronto politico locale. Alcuni esponenti dell’opposizione hanno sollevato critiche nei confronti dell’amministrazione guidata dal sindaco Bertino, chiedendo chiarimenti sulle attività di controllo e sulle iniziative di tutela ambientale nel territorio. Dal Comune viene però ribadito che tutti i consiglieri sono regolarmente coinvolti nelle iniziative e negli eventi organizzati dall’amministrazione.

Mentre il dibattito politico prosegue, resta soprattutto l’interrogativo ambientale. Nel cuore di uno dei parchi naturali più importanti del Piemonte, un piccolo torrente che scorre tra i boschi è diventato improvvisamente il teatro di una strage silenziosa di pesci. Solo le analisi scientifiche potranno stabilire se si sia trattato di un incidente, di un gesto irresponsabile o di un episodio isolato destinato a rimanere senza colpevoli.

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