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03 Marzo 2026 - 09:25
Pesci morti nel rio Valsoglia: scatta l’allarme alla Mandria, indaga Arpa (foto d'archivio)
Cavedani, trote e scazzoni senza vita in più punti del rio Valsoglia, il corso d’acqua che attraversa l’area pubblica e quella privata dell’oasi protetta della Mandria. La scoperta è di pochi giorni fa: prima i guardaparco, poi alcune guardie ambientali volontarie hanno segnalato la presenza diffusa di esemplari morti lungo il tratto interno al parco. Non un episodio isolato, ma una moria che ha fatto scattare l’allarme.
Il sospetto, tra chi conosce quel tratto d’acqua, è che non si tratti di una coincidenza. Silvano Sanna, presidente di Tutela Stura di Lanzo – il sodalizio che dal 1985 riunisce le associazioni di pesca della zona – parla di un fenomeno anomalo e lascia intendere che i dubbi siano pochi: secondo quanto riferito, l’acqua sarebbe apparsa torbida e di colore scuro, elementi che fanno pensare a un possibile avvelenamento.
C’è poi un altro fattore che pesa. In questo periodo la portata del rio è molto bassa a causa della manutenzione annuale del canale. Sempre Sanna sottolinea che con portate costanti eventuali sversamenti vengono diluiti e i danni possono risultare meno evidenti; con poca acqua, invece, l’impatto si concentra e diventa visibile.
Per questo è stata allertata l’Arpa. I tecnici sono intervenuti alla Mandria e hanno effettuato campionamenti per la caratterizzazione fisico-chimica e le analisi di tossicità. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che nel rio possano essere state sversate sostanze tossico-nocive per la fauna ittica. Dove sia avvenuto l’eventuale sversamento e in quale quantità resta da chiarire.
Stefania Grella, direttrice dell’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali, spiega che si è ancora in attesa dei risultati delle analisi. Ricorda inoltre che il rio Valsoglia capta l’acqua dalla Stura e, dopo aver attraversato il parco, confluisce nella Ceronda, dove – allo stato attuale – non risultano problemi alla fauna ittica. Un elemento che potrebbe circoscrivere l’area dell’eventuale contaminazione.
Il reato di inquinamento ambientale prevede anche la pena detentiva, ipotesi remota ma prevista dalla normativa. Più probabile, in caso di responsabilità accertate, una sanzione di diverse migliaia di euro insieme all’obbligo di ripristino dell’ecosistema.
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