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Cronaca

Il giallo dell’eredità di “Pinuccia”: tre condanne a Torino per la vicenda i 6 milioni in eredità

Giuseppina Rista morì nel 2021 lasciando un patrimonio milionario. Il tribunale riconosce frode informatica e sostituzione di persona

Il giallo dell’eredità di “Pinuccia”: tre condanne a Torino per la vicenda i 6 milioni in eredità

Il giallo dell’eredità di “Pinuccia”: tre condanne a Torino per la vicenda i 6 milioni in eredità (immagine di repertorio)

Si chiude con tre condanne in primo grado al tribunale di Torino la vicenda giudiziaria legata all’eredità di Giuseppina “Pinuccia” Rista, la donna torinese morta nel marzo 2021 a 71 anni lasciando un patrimonio stimato in circa sei milioni di euro.

Al centro del processo c’era la gestione dei beni dopo la morte della donna e alcune operazioni bancarie considerate sospette dagli investigatori.

La figura principale del procedimento è quella di Enzo Pinelli, commerciante d’auto di None, che aveva sostenuto di aver avuto con Rista una relazione sentimentale e di aver scoperto, dopo il funerale, di essere stato nominato erede universale dalla stessa donna. I giudici lo hanno condannato a due anni e quattro mesi di reclusione, escludendo però l’accusa più grave di circonvenzione di incapace.

Condannati anche due presunti complici, per i quali il tribunale ha stabilito una pena di un anno e otto mesi ciascuno. I reati riconosciuti sono frode informatica e sostituzione di persona, legati ad alcune operazioni effettuate sui conti correnti della donna dopo il decesso.

La storia giudiziaria nasce attorno alla figura di Giuseppina Rista, conosciuta da molti semplicemente come “Pinuccia”. Viveva a Torino, in via Oropa, ed era descritta come una persona riservata e solitaria. Non aveva figli e manteneva rapporti limitati con i parenti.

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Alla sua morte emerse un patrimonio molto consistente: un condominio con dodici appartamenti, altri immobili e ingenti disponibilità liquide, per un valore complessivo stimato intorno ai sei milioni di euro. Una ricchezza che la donna aveva sempre gestito con grande discrezione e senza ostentazioni.

La svolta arrivò alcuni mesi dopo il decesso, quando Pinelli rese noto l’esistenza di un testamento olografo nel quale la donna lo indicava come erede universale. Il documento sarebbe stato trovato in un’agenda all’interno dell’abitazione di Rista.

Durante il processo è emerso che la grafia del testamento apparteneva effettivamente alla donna, circostanza che ha spostato il baricentro della vicenda non sull’autenticità della firma, ma su ciò che sarebbe accaduto dopo la sua morte.

Pinelli ha sostenuto che la scelta della donna fosse frutto di una relazione affettiva e di un rapporto personale sviluppato negli anni precedenti. L’accusa, invece, ha concentrato l’attenzione su alcune operazioni bancarie successive al decesso.

L’inchiesta è partita nell’ottobre 2021, quando il direttore della banca segnalò un bonifico anomalo di 12 mila euro. Dagli accertamenti emerse che era stato aperto un conto corrente intestato a Rista quando la donna era già morta, e da quel conto era stata effettuata un’operazione di trasferimento di denaro.

Secondo l’ipotesi della procura, quell’operazione non poteva essere avvenuta senza la collaborazione di altre persone. Da qui le accuse di frode informatica e sostituzione di persona, contestate agli imputati.

Il processo ha quindi distinto due piani: da una parte la validità del testamento, riconosciuto come autografo della defunta; dall’altra le operazioni finanziarie effettuate dopo la morte, ritenute penalmente rilevanti.

Nel frattempo l’ingente patrimonio lasciato da Giuseppina Rista resta sotto la gestione di un curatore, in attesa che la vicenda giudiziaria e successoria venga definitivamente chiarita.

La sentenza di primo grado chiude un capitolo importante di una storia che negli ultimi anni ha attirato grande attenzione a Torino: quella di una donna riservata e ricchissima, di un’eredità milionaria emersa dopo la sua morte e di una serie di operazioni bancarie che hanno portato all’apertura di un processo penale.

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