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Cronac
03 Marzo 2026 - 12:48
Arsenale nascosto in casa: 30 fucili, 15 pistole e 20mila cartucce
Un deposito di guerra nascosto tra mura domestiche. Non poche armi, ma un vero e proprio arsenale illegale: oltre 20mila cartucce, più di 100mila fuochi d’artificio, venti latte di polvere da sparo, trenta fucili – tra cui uno a canne mozze – e quindici pistole. È il bilancio impressionante del sequestro eseguito dalla polizia di Asti a carico di un sessantenne astigiano, A.B., ora condannato a due anni e due mesi di reclusione con rito abbreviato davanti al gip del Tribunale di Asti.
La vicenda si è chiusa in aula, ma affonda le radici in un’indagine articolata condotta dalla squadra mobile, coordinata dalla Procura di Asti, partita dopo l’acquisto sospetto di materiale esplosivo da una vecchia armeria. L’uomo avrebbe acquisito armi e munizioni senza le necessarie autorizzazioni, facendo scattare accertamenti approfonditi.
Quando gli investigatori hanno bussato alla porta del sessantenne, si sono trovati davanti a una situazione che ha richiesto un intervento complesso e multidisciplinare. Le perquisizioni, infatti, sono state eseguite con il supporto del Reparto prevenzione crimine di Torino, dei vigili del fuoco di Asti, del personale dell’ufficio armi e della polizia scientifica della Questura, oltre alle unità cinofile antiesplosivo di Genova e Torino. Una mobilitazione che testimonia la delicatezza dell’operazione.

Il materiale sequestrato non era solo ingente, ma potenzialmente pericoloso. La presenza di polvere da sparo in grandi quantità e di un numero così elevato di fuochi d’artificio solleva interrogativi sulla sicurezza e sulle modalità di conservazione. Gli artificieri hanno lavorato per mettere in sicurezza l’area e catalogare con precisione ogni singolo elemento.
Particolarmente grave la presenza di un fucile a canne mozze, arma la cui detenzione è vietata per la sua pericolosità e per la facilità di occultamento. Accanto alle armi lunghe, anche quindici pistole e migliaia di munizioni compatibili, un quantitativo che va ben oltre l’uso sportivo o collezionistico.
Nel corso dell’indagine è emerso anche un collegamento indiretto con un esercizio pubblico: nell’ambito della stessa operazione è stata disposta la sospensione per quindici giorni della licenza di un bar, intestato a una persona ritenuta vicina all’imputato. Un provvedimento amministrativo che punta a prevenire eventuali contesti di rischio collegati alla disponibilità di armi e materiali esplosivi.
Resta da chiarire quale fosse la destinazione finale dell’arsenale. Gli inquirenti non hanno reso noti dettagli su eventuali piani o contatti, ma la quantità e la varietà del materiale fanno pensare a una disponibilità che andava ben oltre la semplice detenzione irregolare.
La condanna a due anni e due mesi, pronunciata con rito abbreviato, chiude il procedimento in primo grado. Il rito scelto dall’imputato ha comportato una riduzione della pena rispetto a quella che sarebbe stata inflitta in caso di dibattimento ordinario.
Il caso riporta al centro il tema del controllo sulle armi e sulla circolazione di materiale esplosivo. In un contesto in cui la normativa italiana è tra le più restrittive d’Europa, episodi come questo dimostrano quanto sia cruciale il monitoraggio costante da parte delle forze dell’ordine.
Un arsenale nascosto, scoperto grazie a un’indagine mirata. E una città che, per settimane, ha convissuto inconsapevolmente con un potenziale pericolo a pochi metri dalle proprie case.
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