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Cronaca
04 Marzo 2026 - 10:26
“Ti è andata male che eravamo sulle scale”: la morte dell’operaio Coletta finisce in Corte d’assise
La morte di Salvatore Coletta, operaio di 44 anni, tornerà al centro di un processo davanti alla Corte d’assise di Torino. Il presunto responsabile della sua caduta dalle scale in un cantiere sarà giudicato con rito ordinario, senza la possibilità di ottenere sconti di pena. Il giudice, nell’udienza del 3 marzo, ha infatti respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa.
L’imputato, un muratore di 32 anni, assistito dall’avvocato Alessandro Bellina, deve rispondere di omicidio preterintenzionale. Secondo l’accusa, non avrebbe avuto l’intenzione di uccidere il collega, ma lo avrebbe spinto durante una lite, provocandone la caduta fatale.
La vicenda risale al 13 dicembre 2023, in un cantiere di corso Ferrara 50, nella zona nord di Torino. Quel giorno Coletta stava lavorando alla ristrutturazione di un edificio quando fu trovato a terra, gravemente ferito. In un primo momento sembrò trattarsi di un incidente sul lavoro: l’ipotesi iniziale era che l’operaio fosse caduto da una scala mentre stava svolgendo alcune attività.
Il quadro però cambiò rapidamente. L’uomo fu trasportato d’urgenza in ospedale con un grave trauma cranico e morì il giorno successivo per le conseguenze delle ferite. Intanto i carabinieri del nucleo operativo Torino Oltre Dora, coordinati dal sostituto procuratore Francesco La Rosa, iniziarono a verificare la dinamica dell’accaduto.
Fin dai primi interrogatori, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero apparse incongruenze nei racconti dei colleghi presenti nel cantiere. Da qui la decisione degli investigatori di approfondire il caso, che nel giro di pochi giorni portò al fermo del muratore oggi imputato.

Secondo la ricostruzione della procura, tra i due operai sarebbe scoppiata una discussione legata a questioni di denaro. Un diverbio che, nel giro di pochi istanti, sarebbe degenerato fino alla violenza. In quel momento, sostiene l’accusa, il 32enne avrebbe spinto Coletta vicino alla scala, provocandone la caduta.
A rendere ancora più inquietante la vicenda sono alcuni messaggi inviati in chat dall’imputato mentre la vittima era ancora ricoverata in condizioni disperate. Frasi che gli investigatori considerano estremamente significative.
Tra queste: “Ti è andata male che eravamo sull’orlo delle scale”, “Mi chiedeva i soldi” e ancora “Era una brutta persona”.
Per gli inquirenti quei messaggi rappresenterebbero un riferimento diretto alla lite e alla caduta, quasi una rivendicazione di quanto accaduto. La difesa, però, respinge questa interpretazione e sostiene che le frasi non dimostrino alcuna responsabilità nell’episodio.
Il 32enne, infatti, non ha mai ammesso di aver spinto il collega. La sua versione dei fatti è diversa: sostiene di essere stato aggredito da Coletta durante la discussione e che il 44enne avrebbe perso l’equilibrio autonomamente, cadendo dalle scale.
Resta ancora incerto anche il movente preciso dello scontro. Le indagini hanno fatto emergere contrasti economici tra i due muratori, ma non è stato possibile chiarire con esattezza quale fosse la natura del presunto debito che avrebbe scatenato la lite.
Per la procura, però, la dinamica è chiara: non un incidente, ma una spinta durante una discussione degenerata, con conseguenze tragiche. Proprio per questo l’accusa è quella di omicidio preterintenzionale, un reato che punisce chi provoca la morte di una persona pur non avendo l’intenzione diretta di uccidere.
In attesa del processo, il 32enne non è sottoposto ad alcuna misura cautelare. Se riconosciuto colpevole, oltre alla condanna penale potrebbe essere chiamato a risarcire i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Luca Calabrò.
La morte di Salvatore Coletta, inizialmente archiviata come una tragica caduta sul lavoro, si è così trasformata in un caso giudiziario complesso, che ora sarà ricostruito nel dettaglio durante il processo davanti ai giudici popolari della Corte d’assise.
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