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Cronaca
03 Marzo 2026 - 21:07
Torino, in centinaia in piazza contro l’intervento militare in Iran. Presente anche un gruppo di iraniani favorevoli all’azione armata (foto di repertorio)
Circa quattrocento persone si sono ritrovate questa sera in piazza Castello, a Torino, per un presidio contro l’intervento militare in Iran e per chiedere al governo italiano di attivarsi “per fare tutto il possibile per fermare la guerra in atto in Iran e in tutto il territorio del Medio Oriente”.
L’iniziativa, dal titolo “Fermiamo la guerra. Per la pace e il diritto dei popoli”, è stata promossa da Acli, Anpi, Arci, Cgil e Associazione Donne Vita e Libertà, con l’adesione di altre realtà tra cui Rifondazione Comunista e Torino per Gaza.
Durante gli interventi dal palco è stato ribadito che gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran “non porteranno libertà, ma altra guerra, sofferenza e instabilità nell’intera area”. Gli organizzatori hanno sottolineato come il prezzo dei conflitti ricada storicamente sulle popolazioni civili e hanno richiamato l’Articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.
Il presidio si è svolto in modo pacifico, con bandiere, cartelli e interventi pubblici incentrati sulla richiesta di cessate il fuoco e di un’iniziativa diplomatica internazionale.
In piazza, però, era presente anche un piccolo gruppo di cinque cittadini iraniani contrari alla manifestazione. Con alcuni cartelli e dichiarazioni pubbliche, hanno espresso una posizione opposta rispetto ai promotori del presidio.
“Da quattro anni stiamo morendo, hanno ucciso 90.000 persone solo in due giorni. Nessuno ha fatto nulla, neanche l’Onu. Ora Stati Uniti e Israele stanno aiutando”, ha dichiarato Mitra, 39 anni, residente in Italia da cinque. “Questa non è una guerra, è un aiuto militare per liberare gli iraniani, per fare cadere un regime terroristico che sta uccidendo le persone”.
La donna ha raccontato di non poter rientrare nel proprio Paese da cinque anni e di non aver potuto rivedere familiari e amici. “L’unica soluzione che abbiamo è questo aiuto militare. I manifestanti che sono qui non rappresentano il popolo iraniano. Dov’erano quando noi stavamo morendo? Non possono decidere per gli iraniani. Siamo noi iraniani che dobbiamo decidere per il nostro Paese e noi diciamo che siamo d’accordo con questo aiuto militare”.
La serata torinese ha così messo in evidenza la complessità del dibattito sul conflitto in Iran, anche all’interno della comunità iraniana presente in Italia, tra chi chiede la fine immediata delle operazioni militari e chi ritiene necessario un intervento esterno per rovesciare il regime.

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