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Reattore nucleare di Bugey, Deambrogio: “Il Ministero blocchi la VIA transfrontaliera”

Preoccupazione per i possibili effetti sulla popolazione, in particolare sui minori

Reattore nucleare di Bugey, Deambrogio (PRC)

Reattore nucleare di Bugey, Deambrogio (PRC): “Il Ministero blocchi la VIA transfrontaliera” (foto di repertorio)

Torna al centro del dibattito il tema del reattore nucleare di Bugey, in Francia, a pochi chilometri dai confini italiani. Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per Piemonte e Valle d’Aosta, interviene sulla quarta revisione periodica del reattore numero 3, chiedendo al Ministero dell’Ambiente di esprimere un parere negativo nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) transfrontaliera.

Secondo Deambrogio, le osservazioni depositate da Gian Piero Godio, a nome dell’Osservatorio dei Cittadini sul Nucleare, sarebbero “estremamente serie e documentate” e metterebbero in evidenza rischi concreti per il territorio del Nord-Ovest italiano.

“Siamo di fronte a un impianto di seconda generazione vecchio di cinquant’anni – afferma – che ha già mostrato criticità in passato, come i rilasci di trizio radioattivo. È inaccettabile che la documentazione presentata da EDF sottostimi l’impatto di un eventuale incidente grave in Italia, parlando di appena 0,1 millisievert”.

Il riferimento è alle stime sull’impatto radiologico in caso di incidente. Deambrogio contesta i dati presentati dal gestore francese e richiama quelli della Protezione Civile italiana, che per impianti simili indicherebbero dosi potenzialmente più elevate per la popolazione piemontese e valdostana, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili come i bambini.

La posizione del PRC non è soltanto tecnica ma politica. “Il popolo italiano ha respinto il nucleare con il referendum del 2011 – sottolinea –. Non possiamo accettare che per logiche di profitto si prolunghi la vita di impianti obsoleti mettendo a rischio la salute dei cittadini”.

Deambrogio critica inoltre il fatto che nella documentazione non sarebbe stata presa in considerazione l’“Opzione Zero”, ossia la disattivazione del reattore, come previsto dalle norme internazionali che regolano le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale.

Da qui l’appello alle istituzioni. Il segretario regionale di Rifondazione Comunista chiede alle Regioni Piemonte e Valle d’Aosta di attivarsi per informare la popolazione e sollecitare i livelli competenti. In particolare, sollecita il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) a fare proprie le osservazioni presentate e a pronunciarsi negativamente nella procedura di VIA.

“La sicurezza dei nostri territori e la volontà popolare non possono essere sacrificate per mantenere in vita impianti atomici a pochi chilometri dai nostri confini”, conclude.

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