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Esteri
03 Marzo 2026 - 18:33
La preparazione in terra delle fosse per le salme delle 165 bambine iraniane
Sono 165 le vittime dell’esplosione che ha colpito una scuola elementare femminile a Minab, nel sud dell’Iran. Altre 96 persone sono rimaste ferite. Il nuovo bilancio è stato diffuso dai media statali iraniani, che citano un procuratore locale. In precedenza si parlava di almeno 118 ragazze uccise.
L’attacco è avvenuto nel primo giorno delle operazioni congiunte di Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani. La scuola colpita, la Shajaba Tayyiba, si trova a circa sessanta metri da una base navale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. La Cnn ha geolocalizzato i video diffusi dalla scena proprio in quell’area. Secondo le immagini satellitari, l’edificio scolastico in passato faceva parte della base, ma dal 2016 i due siti risultano fisicamente separati. Nella stessa giornata, la base sarebbe stata oggetto di un altro attacco.
Le versioni ufficiali restano divergenti. Il portavoce del Centcom, Tim Hawkins, ha dichiarato: “Siamo a conoscenza di segnalazioni di danni ai civili derivanti dalle operazioni militari in corso. Prendiamo sul serio queste segnalazioni e le stiamo esaminando. La protezione dei civili è della massima importanza e continueremo a prendere tutte le precauzioni disponibili per ridurre al minimo il rischio di danni involontari”.
Dal canto suo, il portavoce dell’Idf per la stampa internazionale, Nadav Shoshani, ha affermato durante un briefing con giornalisti stranieri: “L’Idf non è a conoscenza di alcuna operazione israeliana nell’area ieri”. E ha aggiunto: “Anche gli Stati Uniti hanno detto che stanno controllando. Vi terremo aggiornati con ulteriori informazioni”.
Intanto a Minab si sono svolti i funerali delle vittime. Una folla di migliaia di persone ha partecipato alla cerimonia, come mostrano video e fotografie rilanciati anche da media americani. Le immagini, verificate dal New York Times, mostrano piccole bare avvolte nella bandiera iraniana e un lungo corteo funebre. In alcuni filmati si sentono persone intonare lo slogan “Morte a Israele”, proclamando sostegno alla Repubblica islamica.
Il bombardamento della scuola è stato al centro di accuse incrociate e di informazioni false circolate sui social, che in alcuni casi ne negavano l’esistenza. Il New York Times ha verificato i primi video diffusi dai media iraniani, confermando l’autenticità delle immagini e la posizione dell’edificio, adiacente alla base navale delle Guardie Rivoluzionarie.
Sull’episodio intervengono anche le Nazioni Unite. L’Alto Commissario per i diritti umani, Volker Türk, si è detto “profondamente scioccato dalle conseguenze delle ostilità generalizzate sui civili e sulle infrastrutture civili dall’inizio del conflitto”. La portavoce Ravina Shamdasani ha ribadito: “Il diritto bellico è inequivocabile. I civili e i beni di natura civile sono protetti. Tutti gli Stati e tutti i gruppi armati devono rispettarlo”. E ancora: “Gli attacchi diretti contro civili o beni civili, così come gli attacchi indiscriminati, costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e possono essere qualificati come crimini di guerra”.
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