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Cronaca

Esplosione a Torino, al via il processo per omicidio per la tragedia di via Nizza

La Procura contesta per Giovanni Zippo la volontà di vendetta: morì un vicino della sua ex compagna in un’esplosione che devastò tre appartamenti

Esplosione a Torino, al via il processo per omicidio per la tragedia di via Nizza

Esplosione a Torino, al via il processo per omicidio per la tragedia di via Nizza (a sinistra: Jacopo Peretti)

È cominciato oggi davanti al tribunale di Torino il processo che segue alla devastante esplosione avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2025 in via Nizza 389, nel quartiere Lingotto di Torino, un episodio che costò la vita a Jacopo Peretti, 33 anni, e ferì cinque altre persone tra adulti e bambini.

L’imputato, Giovanni Zippo, 41 anni e di professione guardia giurata, è accusato di omicidio volontario, disastro doloso e lesioni personali per gli effetti prodotti da quell’esplosione. Secondo l’accusa, la deflagrazione non fu un incidente, ma un atto doloso legato alla volontà dell’uomo di vendicarsi della sua ex compagna, che abitava nello stesso stabile e in quel periodo si trovava fuori casa. Per gli inquirenti la scelta del luogo e del metodo sarebbe stata dettata da motivi personali, con effetti tragici che si sono riverberati su persone del tutto estranee al conflitto che ha innescato la vicenda.

La mattina di oggi l’imputato era presente in aula, assistito dall’avvocato Basilio Foti, mentre la Procura è rappresentata dalla sostituta Chiara Canepa e dall’aggiunto Emilio Gatti. L’udienza odierna ha avuto principalmente la funzione di calendarizzare le prossime sessioni: la prima è fissata per il 10 marzo. Sul fronte cautelare, Zippo si trova tuttora detenuto nel carcere torinese, mentre nella fase precedente al dibattimento altre figure investigative avevano portato all’esecuzione della misura restrittiva nei suoi confronti.

Giovanni Zippo confessa di aver causato l'esplosione in via Nizza a Torino  - la Repubblica

Giovanni Zippo

La ricostruzione dei fatti è ancora impressa nella memoria di chi vive nel quartiere. Nella notte dell’esplosione un forte boato, intorno alle 3.15, svegliò gli abitanti dello stabile. Da un appartamento situato al quinto piano si sarebbe sviluppato un incendio, seguito da una violenta esplosione che coinvolse più unità abitative e causò il crollo di parte della palazzina. Il giovane Peretti, che viveva in un alloggio adiacente, fu trovato privo di vita tra le macerie dopo ore di ricerche da parte dei vigili del fuoco, mentre altri condomini furono trasportati negli ospedali cittadini; tra loro un ragazzino di 12 anni, ricoverato in prognosi riservata con gravi ustioni, e una bambina di sei anni, poi tenuta sotto osservazione. L’esplosione danneggiò gravemente almeno tre appartamenti e rese inagibile gran parte dell’edificio, costringendo all’evacuazione decine di famiglie.

Nel corso delle indagini preliminari la Procura della Repubblica di Torino, diretta da Giovanni Bombardieri, insieme alla Squadra Mobile e al Commissariato “Barriera – Nizza” della Polizia di Stato, raccolse elementi ritenuti tali da escludere una causa accidentale e orientare verso una matrice dolosa. Le attività tecniche, l’analisi delle telecamere di sorveglianza e le dichiarazioni raccolte da alcuni testimoni permisero di individuare Zippo come la persona gravemente indiziata dell’esplosione. Secondo quanto emerso dalle indagini, Zippo avrebbe appiccato l’incendio nell’appartamento della sua ex compagna con l’intento di distruggere l’abitazione in sua assenza, causando però la deflagrazione che travolse altri alloggi e fece vittime e feriti.

La tragedia suscitò un’immediata ondata di solidarietà e sgomento nel quartiere e nella città. Le operazioni di soccorso coinvolsero diverse squadre dei vigili del fuoco, mentre la Protezione civile del Comune di Torino e la Croce Rossa allestirono un campo base nella vicina scuola Umberto I per accogliere le decine di sfollati le cui abitazioni erano state dichiarate inagibili. I residenti che persero il proprio alloggio rimasero senza casa per settimane, e il Comune dovette gestire l’emergenza abitativa generata dal crollo e dai danni strutturali provocati dall’esplosione.

Per la vittima, Jacopo Peretti, originario di Mazzè nel Canavese e trasferitosi a Torino per motivi di studio e lavoro, si tennero funerali pubblici che videro la partecipazione di familiari, amici e numerosi residenti della zona che vollero rendere omaggio al giovane, descritto da chi lo conosceva come una persona riservata e apprezzata. La sua morte sotto le macerie colpì profondamente la comunità, accentuando il senso di tragedia collettiva per un evento che, nelle prime ore, venne avvertito come inspiegabile.

Nel corso del processo, tra le parti civili figurano i familiari di Peretti, oltre ai residenti delle abitazioni danneggiate e ai rappresentanti dei condomìni coinvolti. La costituzione di parte civile segnala non solo l’intento di ottenere un risarcimento, ma anche la volontà di vedere riconosciuto il danno subito sotto il profilo morale e materiale. La richiesta di pene severe da parte dell’accusa riflette la gravità degli effetti prodotti dall’esplosione, che portarono alla perdita di una vita umana e al ferimento di persone innocenti.

Ora, con l’avvio del dibattimento, sarà il giudice a valutare le prove, le argomentazioni dell’accusa e le eventuali difese a stabilire se l’ipotesi di omicidio volontario e disastro doloso regga nel contraddittorio processuale. La prima udienza utile per entrare nel merito dei fatti è fissata per il 10 marzo, data in cui il tribunale torinese inizierà a esaminare più in profondità le circostanze che portarono alla notte di fuoco su via Nizza. Il procedimento, oltre a ricostruire la dinamica giudiziaria, costituirà anche un momento di confronto sulla responsabilità individuale e sulle conseguenze di atti che travolgono intere comunità.

Il luogo dell'esplosione

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