AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
02 Marzo 2026 - 10:23
Finto maresciallo truffa un’anziana, presi in stazione con un chilo d’oro nello zaino
Un maresciallo che non esiste, una telefonata studiata nei toni e nelle parole, un verbale fasullo da firmare. È così che due ventenni campani hanno raggirato un’anziana residente in un paese della provincia di Biella, convincendola a consegnare tutti i suoi gioielli. Un copione ormai noto, ma ancora capace di colpire. A fermarli è stato un dettaglio notato da un cittadino alla stazione ferroviaria.
La truffa inizia con una chiamata. Voce sicura, tono perentorio. «Siamo carabinieri», si presenta uno dei due, qualificandosi addirittura come maresciallo di Ivrea. Spiega che alcuni gioielli risulterebbero collegati a un’indagine per ricettazione e che occorre metterli subito a disposizione dell’autorità. Nessuno spazio per dubbi o riflessioni. L’urgenza è parte della strategia.
L’anziana, colta di sorpresa, si fida. Raduna collane, anelli, bracciali, orologi. Oggetti di valore economico ma anche affettivo. Quando il finto militare si presenta alla porta, completa la messinscena: fa firmare un presunto verbale, un foglio che dovrebbe attestare il ritiro dei beni. Un dettaglio studiato per dare credibilità all’inganno.
Raccolto il bottino, circa un chilo tra gioielli e orologi in oro, l’uomo si dirige verso la stazione di Biella. Ad attenderlo c’è il complice. Il piano sembra filare liscio. Ma è proprio lì che qualcosa si incrina.
Un cittadino nota un uomo che staziona da tempo nello stesso punto. Appare nervoso, guarda continuamente intorno, ma non sembra intenzionato a salire su alcun treno. Un comportamento che stona con il via vai dei pendolari. Il dubbio diventa segnalazione ai carabinieri di Biella.
I militari arrivano senza dare nell’occhio. Si appostano, osservano. Poco dopo compare il secondo uomo, quello che si era presentato come maresciallo. L’incontro tra i due conferma i sospetti. Scatta il controllo. Nello zaino la scoperta: gioielli e orologi per un peso complessivo di circa un chilo.

Per i due ventenni scattano le manette. Vengono arrestati e trasferiti in carcere con l’accusa di truffa aggravata. La refurtiva viene recuperata e restituita all’anziana vittima, che dopo ore di angoscia rientra in possesso dei suoi beni.
L’episodio riporta l’attenzione su una modalità di raggiro che continua a colpire soprattutto persone anziane. I truffatori sfruttano la fiducia nelle istituzioni, utilizzano nomi di comandi reali, evocano indagini e responsabilità penali. L’obiettivo è creare pressione psicologica, spingere a consegnare denaro o oggetti preziosi senza verifiche.
In questo caso, a fare la differenza è stata la prontezza di un passante. Un’attenzione apparentemente banale, ma decisiva. Un uomo troppo agitato, un’attesa che non aveva senso. La scelta di avvisare le forze dell’ordine ha interrotto una fuga che sembrava già avviata.
Le forze dell’ordine ricordano che nessun carabiniere o appartenente alle istituzioni chiede di consegnare gioielli o denaro a domicilio. In caso di dubbi, è sempre necessario contattare direttamente il numero unico di emergenza.
La vicenda di Biella è una truffa riuscita a metà. L’inganno iniziale ha colpito nel segno, ma la rete di attenzione sul territorio ha funzionato. Un segnale chiaro: la collaborazione dei cittadini resta uno strumento fondamentale contro chi prova a trasformare la fiducia in un’arma.
Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.