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Costume e società
01 Marzo 2026 - 15:54
Gabriele Paolini durante un collegamento del TG3
Avevamo chiuso il pezzo di qualche giorno fa con una frase quasi scaramantica: con Paolini, non è mai davvero finita. E infatti non lo era.
Avevamo raccontato il suo ritorno in scena durante il collegamento del Tg1 delle 20, alla vigilia del 76° Festival di Sanremo. Pochi secondi, un urlo "Carlo Conti bisessuale", l’imbarazzo in studio, lo stacco di regia. Poi c'è Fiorello e Pieraccioni che ci scherzano sopra. Poi ci scherza su anche Carlo Conti in collegamento: "Io preferisco Laura".
Il solito copione. Stavolta però il disturbatore televisivo non si è limitato all’irruzione. Ha costruito una narrazione. E ora parla apertamente di “truffa Rai”.
La sequenza, a ben guardare, parte prima della diretta. Parte dai social. Sul suo profilo Instagram, qualche ora prima del collegamento del Tg3, Gabriele Paolini pubblica un reel in cui afferma che l’esito del Festival sarebbe già stato deciso.
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«La Rai ha già deciso tutto», dice rivolgendosi direttamente alla telecamera. E aggiunge che il televoto sarebbe “truccato”, privo di reale incidenza sul risultato finale. Non si limita a un sospetto generico: indica anche un nome, Sal Da Vinci, vincitore designato prima ancora della proclamazione ufficiale.
Un’affermazione netta, pronunciata con la sicurezza di chi vuole lasciare un segno temporale: l’ho detto prima.
Poi arriva la diretta del Tg3. Collegamento da Roma, Farnesina. L’inviata Maria Chiara Grandis è impegnata nel suo servizio quando, alle sue spalle, compare lui. Nessun urlo questa volta. Nessuna frase gridata. Solo un foglio scritto a mano, mostrato con cura verso l’obiettivo: «Gabriele Paolini: “Sanremo truccato!!! Fanno vincere Sal Da Vinci”». Pochi secondi, il tempo necessario perché la scritta venga letta, prima dell’intervento della regia.
Non è un gesto improvvisato. È la replica visiva di quanto sostenuto poche ore prima sui social. Prima il video, poi la comparsa in diretta: due tasselli dello stesso mosaico. È questo il passaggio che Paolini rivendica come scoop. Aver denunciato in anticipo un esito che, a suo dire, sarebbe stato già scritto.
Oggi sui suoi canali annuncia di aver presentato una denuncia nei confronti della Rai per presunta truffa. L’ipotesi sostenuta è grave: se il vincitore fosse stato individuato prima dell’inizio della competizione, il sistema del televoto – sostiene – configurerebbe un meccanismo ingannevole nei confronti del pubblico, chiamato a votare e a spendere denaro per un risultato già determinato.
Al momento, però, si tratta esclusivamente di dichiarazioni unilaterali. Non risultano riscontri ufficiali né prese di posizione da parte della Rai. Non sono stati forniti elementi verificabili a sostegno dell’accusa. Resta la costruzione mediatica dell’episodio, perfettamente coerente con il personaggio.
Chi segue la parabola di Paolini sa che nulla, nelle sue apparizioni, è lasciato davvero al caso. Autodefinitosi “inquinatore televisivo”, ha costruito la propria identità pubblica sull’irruzione improvvisa ma pianificata: scegliere il luogo, individuare il momento, inserirsi nell’inquadratura, costringere la regia a reagire. A volte urla slogan, altre volte si limita a un cartello. Sempre con la consapevolezza che bastano pochi secondi per ottenere visibilità nazionale.
La sua storia è complicata. Dalle prime incursioni negli anni Novanta, alla notorietà conquistata con i blitz durante i collegamenti dei telegiornali, fino alle vicende giudiziarie che hanno segnato profondamente la sua vita. Le condanne, la detenzione, il tentativo di suicidio nel 2021, l’uscita definitiva dal carcere nell’ottobre 2024. Due libri. E poi il ritorno. Come se il tempo trascorso non avesse interrotto il filo che lo lega alle telecamere.
Oggi il copione evolve. Non più soltanto provocazioni generiche o slogan destinati a colpire l’opinione pubblica, ma un’accusa precisa: Festival deciso in anticipo, televoto manipolato, vincitore già scelto. Un terreno scivoloso, quello delle polemiche su Sanremo, che ciclicamente riemergono tra sospetti, dietrologie e accuse di favoritismi. Paolini vi si inserisce con la consueta modalità dirompente, mescolando denuncia formale e performance mediatica.
La doppia mossa – prima il video su Instagram, poi la comparsa al Tg3 con il cartello – non è casuale. Serve a rafforzare la narrazione: non una frase detta per caso davanti a una telecamera, ma una tesi sostenuta pubblicamente e ribadita in diretta nazionale. È la costruzione di una coerenza interna che permette, a posteriori, di dire: lo avevo annunciato.
Resta da capire quali sviluppi potrà avere l’esposto annunciato contro la Rai. Se verrà effettivamente istruito, se produrrà verifiche, se resterà un atto simbolico. Nel frattempo, le immagini hanno già fatto il giro del web: il reel con l’accusa, il cartello mostrato alle spalle dell’inviata, il nome scritto in stampatello.
E ancora una volta, come accade da quasi trent’anni, il meccanismo funziona. Una diretta, un’inquadratura, pochi secondi di esposizione. Poi il dibattito, le polemiche, la curiosità. Che si condividano o meno le sue tesi, che si consideri il gesto una provocazione o una denuncia, il risultato è lo stesso: Gabriele Paolini è tornato al centro della scena, peraltro con due tatuaggi sulla fronte. In uno si legge "Alvaro ti amo" e nell'altro "Felis"
Sanremo come palcoscenico. La televisione come teatro permanente. E una storia che, puntualmente, aggiunge un nuovo capitolo proprio quando sembra essersi chiusa.
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