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Cronaca

Chivasso piange Aldo Bortoluz: l’Alpino dal cuore gentile che non si è mai tirato indietro

Ritorno di fiamma mentre accendeva la stufa: un mese di lotta e la scomparsa di Aldo Bortoluz, alpino, tecnico delle caldaie e corista molto stimato a Chivasso

Chivasso piange Aldo Bortoluz

Chivasso piange Aldo Bortoluz: l’Alpino dal cuore gentile che non si è mai tirato indietro

Un mese di lotta, tra speranza e silenzio. Poi il cuore ha smesso di battere. Aldo Bortoluz, 77 anni, non ce l’ha fatta. Ricoverato al CTO di Torino dopo un grave incidente domestico, si è spento lasciando un vuoto profondo nella sua famiglia e in tutta la comunità di Chivasso.

Era il 2 febbraio quando, nella sua casa di Stradale Torino, alla periferia della città, un gesto quotidiano si è trasformato in tragedia. Un ritorno di fiamma mentre accendeva la stufa con dell’alcol. Un attimo, e le fiamme lo hanno avvolto. Le ustioni, di secondo e terzo grado, avevano colpito circa il 30% del corpo. Da quel giorno è iniziata una battaglia durissima in terapia intensiva. I medici hanno fatto il possibile, la famiglia gli è rimasta accanto senza mai perdere la speranza. Ma le ferite erano troppo estese, troppo profonde.

Aldo non era solo un nome. Era un volto conosciuto, una presenza discreta ma costante. Chi lo ha incontrato lo ricorda come una persona buona, onesta, sempre pronta a dare una mano. Un uomo di poche parole e molti fatti, di quelli che non cercano visibilità ma costruiscono relazioni giorno dopo giorno.

Aveva dedicato la vita al lavoro, iniziando fin da giovane nel settore delle caldaie e degli impianti termici. Per anni aveva operato con professionalità per la ditta “Tescaro” di Chivasso, diventando un punto di riferimento per clienti e colleghi. Mani esperte, precisione, serietà: qualità che lo hanno accompagnato fino alla pensione.

Ma Aldo era molto più del suo mestiere. Era un Alpino, e questo per lui significava appartenenza, amicizia, servizio. Nel Gruppo Alpini di Chivasso era attivo, impegnato, presente. Faceva parte del direttivo, partecipava alle iniziative, alle commemorazioni, agli eventi solidali. Per lui la penna nera non era un simbolo da indossare solo nelle cerimonie, ma un modo di stare al mondo: con dignità, rispetto, senso di comunità.

Accanto all’impegno associativo c’era anche la musica. Era componente della corale “Città di Chivasso”, dove la sua voce si univa a quella degli altri in un intreccio di armonie e amicizia. Cantare, per lui, era un altro modo di condividere, di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

In queste ore il dolore si stringe attorno alla moglie Santina, compagna di una vita, e alla figlia Monica, con Cristian. È a loro che va l’abbraccio più forte. Perché dietro ogni uomo stimato dalla comunità c’è una famiglia che lo ha amato ogni giorno, nel privato, lontano dagli sguardi pubblici.

La notizia della sua scomparsa ha attraversato Chivasso rapidamente. Tra i vicini di casa, tra gli Alpini, tra chi lo conosceva da anni. Si moltiplicano i ricordi, gli aneddoti, le parole di affetto. Tutti concordano su un punto: Aldo era una persona perbene. E in tempi in cui la parola sembra spesso sbiadita, il suo esempio acquista ancora più valore.

La tragedia che lo ha colpito riporta anche l’attenzione sui rischi domestici, su quei gesti che sembrano routine ma possono trasformarsi in pericolo. Un attimo può cambiare tutto. Eppure, al di là della dinamica dell’incidente, resta la storia di un uomo che ha vissuto con coerenza, lavorando, impegnandosi, costruendo legami.

Chivasso oggi saluta un Alpino, un lavoratore, un corista. Ma soprattutto saluta un uomo che ha saputo farsi voler bene. E nel silenzio che segue ogni addio, resta la traccia delle cose semplici e vere che ha lasciato dietro di sé.

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