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Ucciso Ali Khamenei, l’Iran entra nella fase più incerta dalla Rivoluzione del 1979

Lo strike rivendicato da Donald Trump apre la partita della successione, mentre l’IRGC promette ritorsioni e la regione si prepara a un’escalation

Ucciso Ali Khamenei, l’Iran entra nella fase più incerta dalla Rivoluzione del 1979

Ali Khamenei

All’inizio non c’è stata alcuna voce dal compound della Guida: solo fumo nero nelle immagini satellitari e versetti del Corano trasmessi dalla televisione di Stato. All’alba di domenica 1 marzo 2026 è arrivata la conferma: Ali Khamenei, 86 anni, è morto. Teheran ha parlato di “martirio” in un attacco “criminale” condotto da Stati Uniti e Israele; poche ore prima il presidente americano Donald Trump aveva rivendicato l’operazione su Truth Social, definendola un atto di “giustizia” e un’opportunità per gli iraniani. La televisione di Stato ha annunciato 40 giorni di lutto nazionale. Secondo fonti ufficiali, tra le vittime ci sono stati anche familiari della Guida. Nelle stesse ore sono partiti lanci di missili e droni verso Israele e contro basi americane nel Golfo.

Tra la notte del 28 febbraio e il 1 marzo, una campagna di attacchi congiunti ha colpito infrastrutture civili-militari e obiettivi della leadership iraniana, incluso il complesso della Guida a Teheran. La denominazione “Epic Fury”, circolata su alcuni canali, non ha trovato conferme univoche. La sequenza è stata rapida: annuncio politico da Washington, conferma ufficiale iraniana, prime rappresaglie nella regione.

Ali Khamenei

Il messaggio della Casa Bianca ha inserito l’operazione nella strategia della “massima pressione”, rilanciata in coordinamento con Israele e in un contesto segnato dalle tensioni sul programma nucleare. A Teheran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha promesso una risposta “dura”. I media di Stato hanno riferito della morte della figlia, del genero e di una nipote di Ali Khamenei: un elemento che non ha avuto verifiche indipendenti.

La Costituzione della Repubblica Islamica prevede che l’Assemblea degli Esperti, composta da 88 religiosi eletti, scelga la nuova Guida. In attesa della nomina, le funzioni sono state assunte da una leadership collegiale formata dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo del potere giudiziario Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e da un giurista del Consiglio dei Guardiani designato dal Consiglio per il Discernimento. La rapidità della scelta dipenderà dagli equilibri interni e dal peso dell’IRGC, attore centrale anche sul piano economico.

Tra i nomi discussi da anni c’è Mojtaba Khamenei, figlio della Guida, sostenuto da relazioni consolidate negli apparati di sicurezza. L’ipotesi di una successione familiare divide parte del clero e dell’opinione pubblica. La morte nel 2024 del presidente Ebrahim Raisi aveva già modificato gli equilibri. Al momento non ci sono indicazioni ufficiali.

La crisi ha avuto effetti immediati oltre i confini iraniani. In Israele l’operazione è stata descritta come un colpo all’“Asse della Resistenza”. Le monarchie del Golfo hanno rafforzato la difesa aerea. Le prime informazioni parlano di intercettazioni multiple e danni limitati ma reali. Alle Nazioni Unite, il segretario generale António Guterres ha chiesto de-escalation; Russia e Cina hanno condannato gli attacchi, mentre gli Stati Uniti li hanno difesi come azione legittima.

All’interno dell’Iran il Paese è apparso diviso. Le reti statali hanno trasmesso immagini di cordoglio, mentre in alcune aree sono circolate segnalazioni di festeggiamenti e nuove proteste. Le forze di sicurezza hanno rafforzato la presenza nelle città. L’IRGC resta un centro di potere politico-economico che controlla settori chiave e reti commerciali. La sua linea, tra escalation e prudenza, inciderà sulla transizione.

Il dossier nucleare resta aperto. Dopo l’accordo del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), e il ritiro americano nel 2018, l’arricchimento dell’uranio ha superato i limiti previsti. Una fase di guerra può accelerare la ricerca di deterrenza o, al contrario, spingere verso intese tattiche su ispezioni e missili. Non ci sono segnali di negoziati imminenti.

I mercati energetici hanno reagito con volatilità. La Stretta di Hormuz rimane un passaggio strategico per il petrolio mondiale e un’eventuale interruzione avrebbe effetti globali. L’Unione Europea ha cercato un equilibrio tra condanna dell’uso della forza e necessità di contenere l’escalation. Per l’Italia, con interessi economici nell’area, la priorità è stata la tutela delle rotte e delle imprese.

Dal 1989, successore dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, Ali Khamenei ha consolidato un sistema centralizzato, sostenendo le reti regionali alleate e reprimendo il dissenso nel 2009, 2019 e 2022. La sua morte ha aperto una fase che può ridisegnare gli assetti interni e gli equilibri mediorientali. Nei prossimi 40 giorni conteranno la tenuta delle istituzioni provvisorie, le mosse dell’Assemblea degli Esperti, l’intensità delle ritorsioni e ogni segnale sul nucleare.

Fonti: Televisione di Stato iraniana (IRIB); Truth Social; Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC); Nazioni Unite; Casa Bianca; Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

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