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28 Febbraio 2026 - 21:05
Era tornata a far parlare di sé per il suo “nuovo” volto, simbolo di una memoria ferroviaria restituita alla comunità. Poco più di un mese dopo, l’ex stazione di Castellamonte finisce di nuovo nel mirino dei vandali: scritte in vernice nera sulle facciate appena intonacate cancellano, almeno nell’immediato, l’effetto di un restyling accurato e atteso. L’episodio, denunciato con foto sui social dal presidente dei commercianti Carlo Tesolin, riaccende il dibattito su decoro, senso civico e cura dei beni comuni.
Nei giorni scorsi ignoti hanno imbrattato i muri esterni dell’ex stazione ferroviaria di Castellamonte con scritte nere, lontane dalla street art. A segnalare per primo lo scempio è stato Carlo Tesolin, presidente dell’associazione commercianti locali, che ha diffuso le immagini online alimentando l’indignazione di molti cittadini.
La riqualificazione degli esterni, di valore complessivo pari a 100.000 euro, era stata annunciata dalla Regione Piemonte a fine gennaio 2026. L’intervento ha incluso la sistemazione della copertura e del tetto, il recupero delle pensiline, la ristrutturazione della pavimentazione esterna e soprattutto l’intonacatura delle tre facciate. Un pacchetto di lavori pensato per ridare dignità a un luogo-simbolo della storia locale e del trasporto su rotaia piemontese. La soddisfazione per il risultato, però, è durata poco più di un mese.
Tesolin non ha usato giri di parole: “Si possono spendere tutti i soldi che vogliamo per sistemare la città, renderla migliore agli occhi di tutti, ma poi… avevamo appena testimoniato di quanto fosse bello aver ripristinato e ridato vita a un pezzo di storia di Castellamonte… È durato davvero pochissimo il muro ripulito dell’ex stazione. Bravi i nostri ragazzini. E pensare che di cose da fare nel 2026 ne avete un sacco”. Un messaggio amaro, corredato da fotografie, che coglie nel segno: l’investimento pubblico perde valore se non è accompagnato da rispetto e responsabilità collettiva.
Non è una questione estetica, o non soltanto. Quando a essere colpito è un edificio identitario appena restaurato, la ferita diventa simbolica: si incrina il patto tra chi amministra, chi investe e chi vive i luoghi. Le scritte sui muri, soprattutto quando colpiscono un bene comune appena rinnovato, comunicano disinteresse per la città e per il lavoro — tecnico, economico e culturale — che c’è dietro a ogni cantiere di recupero. È qui che il tema del decoro urbano incrocia quello, più profondo, dell’educazione al bene condiviso.
Il vandalismo non si risolve con un solo strumento. Servono manutenzioni tempestive per evitare che il degrado faccia scuola, ma anche percorsi educativi, coinvolgimento delle realtà giovanili, responsabilizzazione di chi abita i quartieri. Ogni intervento di riqualificazione ha bisogno di una “seconda gamba”: la comunità che se ne prende cura. È un investimento immateriale, certo, ma l’unico capace di rendere duraturi i 100.000 euro spesi in ponteggi, intonaci e pensiline.
L’ex stazione di Castellamonte è tornata a essere un bene prezioso e fragile. Tocca a tutti — istituzioni, associazioni, cittadini — dimostrare che il lavoro fatto non è stato vano. Ripulire quelle scritte sarà il primo, necessario passo. Il successivo, più impegnativo, consisterà nel trasformare l’indignazione in responsabilità condivisa, perché i luoghi ritrovati restino davvero di tutti.
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