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16 Aprile 2026 - 16:28
La politica cambia palco, abbandona i talk show televisivi e sbarca nei podcast. Ma il passaggio non è indolore. A infiammare il dibattito è lo scontro tra Fedez e Giovanni Floris, esploso proprio mentre il rapper e Davide Marra portano su Pulp Podcast due protagonisti della scena politica italiana: Matteo Renzi e Roberto Vannacci.
Il format digitale, che nelle scorse settimane aveva già ospitato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rilancia con una puntata che mette a confronto il leader di Italia Viva e l’europarlamentare fondatore di Futuro Nazionale. Un confronto che, nelle anticipazioni social, viene definito dallo stesso Marra “onesto e leale”, mentre Fedez scherza su una possibile coalizione tra i due ospiti.
Il clima resta apparentemente leggero, tanto che lo stesso Renzi replica con ironia, arrivando a definire il rapper «rinco**nito» in tono goliardico. Ma è nei commenti che la situazione cambia drasticamente.
Sotto il video promozionale della puntata, Fedez attacca direttamente Giovanni Floris, giornalista, scrittore e conduttore di DiMartedì su La7, pubblicando un commento destinato a diventare virale: «Floris suca». Un messaggio che raccoglie migliaia di interazioni e accende immediatamente la polemica.

Dietro l’insulto, secondo quanto raccontato dallo stesso rapper, ci sarebbe un retroscena legato proprio alla trasmissione di La7. «Dalla redazione di Giovanni Floris di DiMartedì ci viene richiesto l’utilizzo di alcuni stralci delle nostre puntate», spiega Fedez, ricostruendo i contatti tra le due redazioni.
Il rapper prosegue: «Diamo disponibilità e chiediamo di poter parlare per comprendere il motivo. Intuiamo subito dalla conversazione che volessero in qualche modo mettere degli stralci di puntate, quelle dove gigioneggiamo e cazzeggiamo, per sminuire i contenuti del nostro podcast».
Da qui la richiesta di una condizione: «Davide Marra possa presenziare per difendere l’onorabilità del podcast». Una condizione che, secondo la versione di Fedez, non sarebbe stata accolta. «Cosa fanno? Non invitano Marra e al posto delle clip mettono tre virgolettati, passando sopra centinaia di puntate in cui abbiamo parlato di tante cose e tematiche sensibili e fatto in maniera deontologicamente più che professionale».
Il giudizio finale è netto: «Complimenti alla vostra deontologia».
Lo scontro va oltre il singolo episodio e apre una frattura più ampia tra informazione tradizionale e nuovi media. Da una parte i talk show televisivi, dall’altra i podcast che rivendicano maggiore libertà, tempi più lunghi e un racconto meno filtrato della politica.
In mezzo, protagonisti come Renzi e Vannacci, che scelgono sempre più spesso piattaforme alternative per parlare al pubblico, segnando un cambio di paradigma nella comunicazione politica italiana.
E mentre il dibattito si sposta online, resta una certezza: il confine tra informazione, intrattenimento e scontro personale è sempre più sottile.
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