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Cronaca
22 Febbraio 2026 - 10:26
Cuccioli gettati nei boschi come rifiuti: in Canavese l’incubo degli abbandoni ricomincia
«Buona serata… ma per chi?». La domanda rimbalza sui social del Canile di Caluso come uno schiaffo. Perché mentre qualcuno spegne la luce e chiude la porta di casa, nei boschi del Canavese c’è chi lascia una cucciolata tra i rovi, lontano dagli occhi e dalle responsabilità. È accaduto di nuovo. E non una sola volta.
Venerdì 20 febbraio, in mezzo alla boscaglia di Orio Canavese, sette cuccioli di futura taglia medio-grande sono stati trovati soli, senza madre. A sentirli guaire è stato un residente che si era recato nel suo terreno per occuparsi delle vigne. Non cercava nulla. E invece ha trovato sette vite abbandonate.
Hanno circa un mese, mangiano già da soli. Sono vivi per una coincidenza, per un passaggio fortuito, per un orecchio che ha saputo ascoltare nel silenzio del bosco. Ora sono al sicuro al canile. Ma la loro storia non è isolata.
«TORNANO GLI ABBANDONI DI CUCCIOLATE!!!», scrive il canile in un post che non usa mezzi termini. Solo due settimane fa aveva dato ospitalità a una mamma Labrador con sei cuccioli, di appena pochi giorni. Non erano stati lasciati nel nulla, ma consegnati. Una differenza che non cancella il problema.
E come se non bastasse, nel pomeriggio successivo un altro recupero: a Sparone, una mamma simil Lupo Cecoslovacco con sette piccoli di pochissimi giorni. Neonati. Troppo piccoli per sopravvivere senza protezione. Anche loro salvati, anche loro fortunati.
Tre episodi in pochi giorni. Venti cuccioli. Una sequenza che riapre una ferita che sembrava in parte rimarginata. Per anni il fenomeno aveva mostrato segnali di riduzione, grazie a campagne di sensibilizzazione, sterilizzazioni e controlli. Ma non è scomparso. E ora torna a manifestarsi con brutalità.
Il canile non usa giri di parole: «Loro sono stati fortunati e sono stati salvati ma per quanti non c’è una lieta fine???». È la domanda che pesa più delle altre. Per ogni cucciolo trovato, quanti restano nascosti tra i cespugli, esposti al freddo, alla fame, ai predatori?
Dietro questi abbandoni c’è un problema che non è solo logistico. È culturale. Cucciolate indesiderate, nascite non controllate, mancata sterilizzazione. Cani da cortile, da cascina, da pastore che si riproducono senza che nessuno si assuma la responsabilità delle conseguenze. E quando i piccoli arrivano, la soluzione diventa sbarazzarsene.
Il Canavese, terra di campagne e borghi, conosce bene questo fenomeno. Ma conosce anche la rete di volontari che ogni giorno si fa carico di ciò che altri hanno rifiutato. Al Canile di Caluso i box si riempiono, le cure si moltiplicano, le richieste di aiuto aumentano.
Oggi in struttura ci sono tredici cuccioli, oltre ai sei Labrador e ai sette recuperati nei boschi. Ventisei vite in poche settimane. Ognuna con una storia che inizia con una separazione e continua con una speranza: trovare una casa.
Le immagini pubblicate online mostrano musetti ancora incerti, occhi curiosi, corpi che cercano calore. Non sanno di essere stati abbandonati. Non sanno di essere stati salvati. Sanno solo che qualcuno ora li nutre, li accarezza, li tiene al sicuro.
L’emozione, però, non basta. Il problema resta strutturale. Senza sterilizzazioni diffuse e senza microchip che consentano controlli puntuali, il ciclo si ripete. E ogni primavera, puntuale, riporta alla cronaca cucciolate lasciate nei fossi o davanti ai cancelli dei rifugi.
Questa volta è andata bene. A Orio qualcuno ha sentito un guaito. A Sparone qualcuno ha segnalato una presenza. Ma la fortuna non può essere una strategia.
Il post del canile si chiude senza retorica, ma con un’urgenza chiara. Non basta indignarsi. Serve agire, prevenire, assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Perché ogni cucciolo abbandonato racconta una rinuncia. E ogni salvataggio, per quanto prezioso, è solo una risposta a un errore che poteva essere evitato.
Nel silenzio del bosco di Orio, quei sette guaiti hanno trovato ascolto. Ma la domanda resta sospesa nell’aria umida di febbraio: quanti altri, nel buio, non vengono sentiti?
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