AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
20 Febbraio 2026 - 18:41
C’è un momento, sul podio olimpico di Milano-Cortina 2026, in cui Alysa Liu non sembra solo una campionessa. Sembra una ragazza che ha ripreso in mano la propria storia. Vent’anni, medaglia d’oro al collo, e un percorso che non somiglia a quello di nessun’altra.
Giovedì la pattinatrice statunitense ha vinto l’oro nella gara individuale di pattinaggio di figura, completando una stagione già straordinaria: titolo mondiale a marzo, vittoria nella finale del Grand Prix a dicembre. Ma il dato che rende tutto più potente è un altro. Quattro anni fa Liu aveva smesso. Si era ritirata a 16 anni. Senza clamore drammatico, quasi con leggerezza. E per quasi due anni non aveva più pattinato.
Nata in California, cresciuta a Oakland, Alysa Liu aveva iniziato a cinque anni, spinta soprattutto dal padre Arthur Liu. Nei video caricati su YouTube quando aveva appena dieci anni si vedeva già una sicurezza fuori dal comune: salti complessi, rotazioni pulite, un triplo Axel eseguito con naturalezza. A dodici anni, nel 2018, diventò la più giovane pattinatrice di sempre e solo la quarta statunitense a completare in gara quel salto considerato il più difficile. A tredici vinse il campionato nazionale, ripetendosi l’anno successivo. E in quegli anni osava anche salti quadrupli, rarissimi nel pattinaggio femminile.
Poi qualcosa si incrinò. Nel 2021, con la ripresa delle competizioni dopo la pandemia, i risultati non furono più quelli di prima. Alle Olimpiadi di Pechino 2022 arrivò sesta nell’individuale. Un mese dopo fu terza ai Mondiali. Pochi giorni più tardi annunciò il ritiro.
Solo ora ha raccontato cosa c’era dietro quella scelta. Dai cinque ai sedici anni non si era mai fermata. Scuola a casa, undici o dodici ore di allenamento al giorno, rinunce continue. Ha ricordato anche le restrizioni alimentari: «Non puoi nemmeno bere acqua, a causa del peso dell’acqua. Immagina dire a una tredicenne che non può bere acqua per via del peso dell’acqua!».
Dopo il ritiro non pattinò per quasi due anni. Studiò psicologia all’università, viaggiò con gli amici, si avvicinò alla danza e alla moda. Alla giornalista di Sports Illustrated Stephanie Apstein ha spiegato che la voglia di tornare nacque diciotto mesi dopo, durante una sciata, quando capì di voler di nuovo «allenarsi e sentirsi stanca».
Quando rimise i pattini provò i salti più difficili. Scoprì di saperli ancora fare. Chiamò il suo ex allenatore Phillip DiGuglielmo e gli disse che voleva tornare. Lui accettò, pur con qualche dubbio. Molte pattinatrici avevano tentato un rientro simile, quasi nessuna c’era riuscita.
Ma Liu non voleva tornare come prima. Voleva più controllo sugli allenamenti, sulla dieta, sulle esibizioni. Escluse il padre dallo staff e richiamò il coreografo italiano Massimo Scali, figura considerata poco autoritaria per uno sport spesso rigidissimo. Scelte che si sono rivelate decisive.
Alysa Liu at Skate America 2025
— figure skating archive (@skatingarchive) November 16, 2025
Promise
SP 73.73#AlysaLiu #GPFigure pic.twitter.com/R0cWeoxjL7
Da quando è tornata ha vinto sette delle tredici competizioni disputate. Le sue esibizioni sono diventate esuberanti, personali, con costumi spesso disegnati da lei e musiche energiche, insolite per il pattinaggio di figura. A marzo, al suo esordio ai Mondiali dopo il rientro, ha battuto la giapponese Kaori Sakamoto, campionessa delle tre edizioni precedenti, con oltre due punti di vantaggio. Lo stesso copione si è ripetuto alle finali del Grand Prix.
A Milano-Cortina ha pattinato uno dei programmi migliori della sua carriera. È stata l’unica della squadra statunitense a reggere l’enorme pressione mediatica. E le aspettative erano aumentate ancora dopo l’oro conquistato dagli Stati Uniti nella gara a squadre.
Visualizza questo post su Instagram
Sul ghiaccio, ma anche fuori, Liu ha mostrato un carattere diretto e ironico. Un video in cui scherzava sulla medaglia staccatasi dal nastro è diventato virale, superando il milione di like su Instagram. E dopo l’esibizione decisiva, davanti alla telecamera, ha urlato: «That’s what I’m fucking talking about!».
"That's what I'm fucking talking about"
— Flappr (@flapprdotnet) February 19, 2026
- Gold Medalist Gamer Girl, Alysa Liu pic.twitter.com/mRW1EKqOVP
Fa parte delle cosiddette Blade Angels, il trio della squadra americana con Amber Glenn e Isabeau Levito. Un gruppo raccontato come raro esempio di unione in uno sport spesso segnato da rivalità. Il nome lo ha inventato lei, unendo Blades of Glory e Charlie’s Angels. L’entusiasmo attorno a loro negli Stati Uniti era tale che NBC aveva realizzato uno spot narrato da Taylor Swift.
Amber. Alysa. Isabeau.
— NBC Olympics & Paralympics (@NBCOlympics) February 16, 2026
Let @taylorswift13 introduce you to the Blade Angels: Three American showgirls on ice. #WinterOlympics pic.twitter.com/rj4K3v5T3F
Quando ha capito di aver vinto l’oro, dopo il punteggio della giapponese Ami Nakai, diciassettenne poi bronzo, non ha esultato in modo plateale. È corsa ad abbracciarla. Un gesto che racconta più di tante parole.
La medaglia olimpica di Alysa Liu non è soltanto il risultato di una stagione perfetta. È la dimostrazione che nel pattinaggio – sport di disciplina estrema, di sacrificio precoce, di pressioni enormi – si può tornare. E si può vincere. Ma solo quando si decide di farlo per sé.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.