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Cronaca

Dal sogno del trapianto all’incubo senza ritorno: la storia di Tommaso che ha sconvolto Nola e l’Italia intera

Errori, indagini e l’ultimo verdetto dei cardiochirurghi: il piccolo non può affrontare un nuovo intervento

 Patrizia Mercolino con sua figlio Tommaso

Patrizia Mercolino con sua figlio Tommaso

Un cuore arrivato a Napoli in condizioni gravemente compromesse, un trapianto eseguito senza alternative, quasi due mesi di vita appesa all’Ecmo e infine il verdetto dei massimi esperti italiani: il bambino di poco più di due anni, originario di Nola, non è più nelle condizioni di affrontare un nuovo trapianto. È il punto più buio di una vicenda su cui si sono aperte più inchieste, mentre l’ospedale Monaldi e le autorità sanitarie sono al centro di verifiche e controlli.

La madre, Patrizia Mercolino, ha riferito di avere saputo dai mezzi di informazione dettagli che, a suo dire, non le sarebbero stati rappresentati con la stessa chiarezza nei primi giorni dopo l’intervento. Ha spiegato che le era stato comunicato un malfunzionamento dell’organo subito dopo l’operazione, ma che le questioni legate al trasporto e alle condizioni del cuore le sarebbero emerse solo in un secondo momento. Ha descritto il quadro clinico del figlio come estremamente grave e ha raccontato che la lunga permanenza all’Ecmo avrebbe già compromesso altri organi, con problemi che coinvolgerebbero rene, fegato e polmoni. Ha anche fatto sapere che, in alcuni passaggi, l’iscrizione del bambino nella lista trapianti sarebbe stata messa in discussione e poi ripristinata, pur senza garanzie sulla sua permanenza.

Secondo le ricostruzioni citate negli atti e nelle verifiche interne, l’organo trapiantato il 23 dicembre sarebbe stato danneggiato durante la conservazione e il trasporto. Il punto più contestato riguarda l’uso di ghiaccio secco al posto del ghiaccio tradizionale, circostanza che avrebbe portato il cuore a temperature incompatibili con la corretta preservazione. Nel racconto contenuto nell’audit interno del Monaldi, al momento dell’apertura del contenitore in sala operatoria il cuore sarebbe risultato inglobato in un blocco di ghiaccio e l’équipe avrebbe impiegato diversi minuti per estrarlo. A quel punto, però, il cuore del bambino sarebbe già stato espiantato: secondo la ricostruzione dei sanitari, non sarebbe rimasta altra strada che tentare comunque l’impianto dell’organo disponibile.

Nel passaggio successivo, l’organo non avrebbe ripreso a funzionare e il bambino sarebbe stato collegato all’Ecmo. Da lì, il tempo trascorso in terapia intensiva avrebbe aperto una sequenza di complicanze che oggi rendono il quadro clinico definito di “grave criticità” nelle comunicazioni sulla vicenda.

Sul fronte giudiziario, la Procura di Napoli, coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, ha iscritto sei sanitari nel registro degli indagati con l’ipotesi di lesioni colpose. Le indagini stanno proseguendo anche sul versante di Bolzano, città da cui l’organo era partito, e non si esclude che le iscrizioni possano aumentare. Al Monaldi sono arrivati anche gli ispettori del Ministero della Salute per acquisire la documentazione, mentre verifiche sarebbero state avviate anche a livello regionale.

Nei giorni scorsi si era riaffacciata una speranza: si era prospettata la disponibilità di un nuovo cuore e l’ospedale aveva organizzato un consulto nazionale, convocando un Heart Team con specialisti provenienti da alcune delle principali strutture italiane che si occupano di trapianto cardiaco pediatrico. Al termine della valutazione, la conclusione condivisa è stata che le condizioni del bambino non risultavano compatibili con un secondo intervento. Nel gruppo di esperti risultavano coinvolti Carlo Pace Napoleone, Giuseppe Toscano, Amedeo Terzi, Rachele Adorisio, Lorenzo Galletti e lo stesso Guido Oppido, cardiochirurgo del Monaldi che aveva effettuato il primo trapianto. La direzione strategica dell’azienda ospedaliera ha comunicato di avere informato il Centro Nazionale Trapianti e di avere espresso vicinanza alla famiglia.

L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la madre, ha riferito che nelle interlocuzioni mediche sarebbe stata prospettata una possibilità di riuscita molto bassa per un eventuale nuovo intervento, ma che il comitato avrebbe comunque espresso parere negativo. In un aggiornamento successivo, lo stesso legale ha spiegato che la famiglia ha presentato istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure, un percorso previsto dall’ordinamento sanitario per condividere con i medici scelte terapeutiche in situazioni considerate senza prospettive di guarigione, con l’obiettivo dichiarato di evitare l’accanimento terapeutico e di alleviare le sofferenze.

Intanto, a Nola, la comunità si è mobilitata con una fiaccolata: una partecipazione ampia, con famiglie e bambini, come gesto di sostegno alla madre e al padre del piccolo. La madre ha descritto pubblicamente la situazione come in peggioramento, ringraziando per la vicinanza e lasciando intendere che il figlio, ormai, è percepito come un caso che coinvolge emotivamente un’intera comunità.

Il bambino resta ricoverato al Monaldi, sostenuto dall’Ecmo, mentre la magistratura e gli ispettori provano a ricostruire ogni passaggio: dalla catena di conservazione e trasporto dell’organo, ai controlli, alle comunicazioni tra équipe e sala operatoria, fino alle decisioni prese in quelle ore decisive.

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