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20 Febbraio 2026 - 09:28
Le arance non rotolano più sull’asfalto, le piazze hanno ritrovato il loro ritmo consueto, le casacche sono tornate negli armadi in attesa di essere lavate e riposte. Ma a Ivrea il Carnevale non finisce davvero: resta nell’aria, nei profumi agrumati che sembrano resistere tra i vicoli, nelle strette di mano e negli abbracci tra amici. E resta soprattutto nei luoghi simbolo della città, che per l’occasione hanno spalancato le loro porte.
Accanto alla festa, al fragore della Battaglia delle Arance e ai berretti frigi che colorano le strade, il weekend appena trascorso ha offerto un’altra possibilità: fare un tuffo nella storia, salire fino al cuore medievale di Ivrea, entrare nel suo monumento più imponente, il Castello di Ivrea.
Il Castello, infatti, ha visto delle aperture straordinarie in occasione del Carnevale con accesso libero e gratuito, senza prenotazione. Una scelta che si è rivelata vincente: code ordinate e partecipatissime, visitatori provenienti da tutto il Piemonte e anche da fuori regione.
Si fa la fila insieme a centinaia di berretti frigi rossi. Si entra nel grande cortile interno, ci si guarda intorno con la curiosità di chi, abituato a vedere le torri da lontano, ora può toccare con mano la pietra, salire i gradini, attraversare corridoi che hanno visto scorrere secoli.
Il percorso conduce prima nelle antiche celle, strette, severe, segnate da un passato duro. Poi la salita: rampe di scale che portano al percorso sotto le torri. Lassù il vento soffia tra le merlature, il sole accarezza gli sguardi e il panorama si apre improvviso sulla città e sull’Anfiteatro Morenico. Ivrea si distende ai piedi del castello, con la Dora che scorre e le colline che abbracciano l’orizzonte.
Imponente sull’altura che domina la città, accanto alla Cattedrale e al palazzo vescovile, il Castello fu costruito a partire dal 1358 per volontà di Amedeo VI di Savoia, il celebre Conte Verde, così chiamato per il colore prediletto delle sue vesti e della sua corte.

Il Castello di Ivrea
I lavori si conclusero tra il 1393 e il 1395: quattro torri merlate alte 34 metri, pianta trapezoidale, fossato perimetrale e ponte levatoio. Un chiaro simbolo del dominio sabaudo sul territorio, in posizione strategica a controllo dell’imbocco della Valle d’Aosta.
Non solo fortezza: dopo la fase difensiva, il maniero venne riorganizzato anche come residenza nobiliare. Al suo interno si svolsero eventi importanti per la dinastia sabauda, come il battesimo di Adriano di Savoia nel 1522. Ma la storia non è stata sempre benevola. Nel 1676 un fulmine colpì una delle torri, innescando l’esplosione delle munizioni custodite all’interno: una torre rimase mutilata, segno ancora visibile di quell’episodio.
Dal 1570 fino al 1970 il Castello cambiò volto e funzione: per oltre due secoli fu carcere, prima per prigionieri di Stato, poi anche per detenuti comuni. Gli arredi preziosi andarono perduti, gli spazi vennero modificati, il cortile suddiviso. Le celle che oggi ospitano mostre e visitatori raccontano anche questa lunga parentesi di reclusione e silenzio.
Il soprannome di “Castello dalle rosse torri” lo dobbiamo a Giosuè Carducci, che nell’ode Piemonte immaginava Ivrea sognante, con le torri riflesse nella Dora: "Ivrea la bella che le rosse torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fosca intorno è l'ombra di re Arduino".
E in effetti, osservandole al tramonto, quando la luce scalda i mattoni, si comprende la suggestione poetica.
Sulla facciata principale spicca una bifora con incisi gli stemmi dei Savoia; sulle aperture si notano ancora le inferriate a maglie legate di tipo savoiardo. Dall’alto, le caditoie, in parte ancora individuabili, ricordano la funzione difensiva: da lì si respingevano gli assalitori con pietre e liquidi bollenti. È un’architettura che parla di guerra e potere, ma anche di controllo e visione.

Durante le aperture di Carnevale, le celle hanno ospitato le mostre curate dall’Ecomuseo AMI, “I Cinque Laghi d’Ivrea” e “L’Uomo e il Libro”, affiancate da un omaggio alla tradizione locale a cura dell’Associazione Museo dello Storico Carnevale di Ivrea: un racconto visivo che celebra la storia e l’unicità dell’evento simbolo della città.
Così, tra le mura che furono di prigionia, oggi scorrono immagini di libertà, paesaggi lacustri, pagine di cultura, fotografie di aranceri e Mugnaia. Il passato incontra il presente in un dialogo continuo.
Dal 2017 il Castello è di proprietà comunale, grazie al trasferimento nell’ambito del federalismo culturale che ha coinvolto Agenzia del Demanio, Ministero dei Beni Culturali e Comune di Ivrea. Un passaggio decisivo che ha dato il via a un ampio programma di restauro conservativo e riqualificazione funzionale.
La prima fase, conclusa nel 2019, ha valorizzato lo spazio urbano antistante, migliorando la fruizione visiva del monumento. Gli interventi più recenti hanno interessato la corte interna e la creazione di un nuovo accesso ai camminamenti di ronda, con una scala indipendente che collega ai bastioni e rende più accessibile la parte alta della città. A completare il progetto, un sistema di illuminazione artistica che, nelle sere limpide, restituisce al Castello un’aura scenografica.
Camminando in fila lungo i camminamenti, con il vento che sferza i volti e il panorama negli occhi, si ha la sensazione che il Carnevale non sia soltanto rumore, colori, arance. È anche questo: una comunità che riscopre i propri luoghi, che riapre le porte della storia, che sale insieme su torri costruite oltre sei secoli fa.
Le arance sono sparite dalle strade, è vero. Ma tra le rosse torri del Castello di Ivrea resta qualcosa di più duraturo: la consapevolezza che la festa e la memoria possono convivere, che la storia non è polvere ma esperienza viva.
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