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19 Febbraio 2026 - 16:32
Un ospite d’eccezione in una cornice d’eccezione ha segnato il talk conclusivo di CioccolaTò 2026: protagonista dell’incontro è stato Arturo Brachetti, artista internazionale e showteller torinese, tornato nella sua città natale in occasione del Carnevale per dialogare su una delle tradizioni teatrali più antiche e, al tempo stesso, più attuali d’Europa, la Commedia dell’Arte.
Ad accogliere l’evento, il suggestivo Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale di Torino, spazio carico di storia che ha fatto da scenografia naturale a una riflessione sulla metamorfosi continua del teatro. Un luogo simbolico, capace di “alzare il sipario” su un racconto che attraversa i secoli e arriva fino al presente.
Nata nel Cinquecento come linguaggio popolare e affidata alle compagnie itineranti del Rinascimento, la Commedia dell’Arte ha saputo reinventarsi costantemente, senza mai perdere la propria identità fatta di improvvisazione, tecnica attoriale e personaggi archetipici. Ma come è riuscita ad arrivare fino a noi restando viva e riconoscibile anche nell’immaginario contemporaneo? È da questa domanda che si è sviluppato il dialogo con Brachetti, moderato da Chiara Pacilli, giornalista di Torinosette.

Arturo Brachetti mentre parla al pubblico nel salone delle Guardie Svizzere
Nel corso dell’incontro, Brachetti ha ripercorso l’evoluzione della Commedia dell’Arte, dalle maschere tradizionali alle contaminazioni con il teatro moderno, il cinema, la televisione e le performance multimediali. Figure come Arlecchino e Pantalone – ha spiegato – non sono semplici costumi, ma simboli universali dei caratteri umani, capaci di adattarsi alle epoche senza perdere forza espressiva. La Maschera diventa così uno strumento tecnico e poetico insieme: un filtro che amplifica il gesto, il ritmo, la voce.
Particolare attenzione è stata dedicata al mestiere dell’attore. L’improvvisazione, spesso fraintesa come spontaneità pura, è in realtà il risultato di disciplina, studio e padronanza del linguaggio scenico. È proprio questa combinazione di rigore e libertà a rendere la Commedia dell’Arte una pratica ancora fertile, capace di dialogare con i linguaggi del presente senza tradire le proprie radici.
Tra memoria e contemporaneità, tradizione e innovazione, è emerso il ritratto di una forma teatrale in continua trasformazione. La Commedia dell’Arte non appartiene soltanto ai libri di storia: vive nei meccanismi comici, nelle tecniche attoriali, nei personaggi che ancora oggi riconosciamo sulla scena e sullo schermo. Cambia volto, si adatta, si contamina, ma conserva intatta la sua anima.
Ed è proprio in questa incessante metamorfosi – cifra stilistica anche dell’arte di Brachetti – che risiede la sua forza e la sua eterna modernità.
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