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20 Febbraio 2026 - 00:09
Siria, i diritti delle donne cancellati? La nuova sharia può smantellare le leggi civili del Nord-Est curdo
A Qamishli, all’alba, la serranda di una Mala Jin si è sollevata come ogni giorno. Le Case delle Donne sono nate dentro il sistema dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est (AANES) e in dieci anni hanno gestito migliaia di casi di violenza domestica, matrimoni forzati e conflitti familiari. Sui muri sono rimasti appesi cartelli scritti a mano: “Niente nozze forzate”, “Stop alla poligamia”, “La casa è tua quanto sua”. Oggi, però, tra le consulenze legali e le mediazioni, si è avvertita un’incertezza nuova. L’avanzata delle forze governative siriane e gli accordi per integrare il Nord-Est sotto l’autorità di Damasco hanno messo in discussione l’impianto giuridico costruito dal 2014 in poi.
Le attiviste parlano di una fase decisiva. «Se cadono le nostre leggi, torneranno i vecchi abusi», ha detto Ilham Omar, una delle figure più conosciute della rete delle Mala Jin. Non è una dichiarazione ideologica. È la sintesi di un timore concreto: che il ritorno a un sistema di diritto di famiglia ispirato a criteri confessionali cancelli riforme che avevano inciso nella vita quotidiana.
Durante la guerra civile siriana, l’AANES ha approvato un pacchetto normativo che non ha precedenti nella regione. La Legge delle Donne del 2014 nella regione di Cizîrê ha vietato la poligamia, abolito il matrimonio infantile, introdotto il matrimonio civile e stabilito la parità ereditaria tra uomini e donne. Ha equiparato il valore della testimonianza femminile a quella maschile e ha qualificato i cosiddetti “delitti d’onore” come omicidi perseguibili penalmente. Il Contratto Sociale del 2023 ha aggiornato quel quadro, rafforzando la punibilità della violenza di genere e consolidando il principio delle co-presidenze uomo-donna in ogni istituzione esecutiva e legislativa.

Non si è trattato solo di norme formali. Le Mala Jin hanno operato come sportelli di protezione e mediazione, con la possibilità di trasferire i casi più gravi ai tribunali civili. Dati diffusi da media locali vicini alle istituzioni del Nord-Est hanno indicato che tra il 2017 e il 2018 sono stati bloccati numerosi matrimoni precoci e casi di poligamia. Le cifre vanno lette con cautela, ma testimonianze indipendenti e reportage internazionali hanno confermato che quel sistema ha modificato rapporti familiari e prassi sociali.
Dalla fine del 2025 il quadro politico è cambiato. Accordi tra le autorità del Nord-Est e il governo centrale hanno previsto l’integrazione di infrastrutture strategiche, confini, aeroporti e settori chiave sotto il controllo statale. La normalizzazione è stata presentata come un passaggio necessario verso la stabilizzazione del Paese. Tuttavia, l’integrazione amministrativa ha implicazioni giuridiche. Se il diritto di famiglia tornasse sotto la competenza prevalente di tribunali religiosi, come avviene tradizionalmente in Siria, molte delle riforme dell’AANES potrebbero essere neutralizzate.
Il nodo è lo “status personale”, l’insieme di norme che regolano matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità. In Siria queste materie sono storicamente affidate a corti confessionali. L’AANES aveva introdotto un regime civile laico. Il possibile rafforzamento di organismi religiosi, come un Consiglio superiore della fatwa, alimenta timori tra le attiviste. «Non è la fede il problema», ha spiegato Ilham Omar. «È quando la religione diventa legge dello Stato».
Il paradosso è evidente. Il nuovo vertice politico siriano ha adottato misure considerate positive da parte della popolazione curda, come il riconoscimento della lingua curda nelle scuole e la restituzione della cittadinanza a persone che ne erano state private. Allo stesso tempo, però, l’ipotesi di riportare il diritto di famiglia entro cornici confessionali rischia di ridurre la portata delle riforme di genere.
Esperienze regionali mostrano quanto rapidamente possa mutare il quadro. In Iraq, modifiche recenti alle leggi di status personale hanno ampliato lo spazio per codici confessionali paralleli. In Libano, la prevalenza dei tribunali religiosi ha spesso limitato l’applicazione uniforme delle leggi contro la violenza domestica. Per le attiviste del Nord-Est questi precedenti sono un avvertimento.
Le donne hanno costruito non solo norme ma anche strutture amministrative. Il principio delle co-presidenze ha garantito la presenza femminile ai vertici di consigli municipali e comitati esecutivi. La partecipazione delle donne nelle forze di sicurezza locali e nella polizia di prossimità ha modificato la percezione pubblica del ruolo femminile. Se le istituzioni dell’AANES venissero ridimensionate, molte di queste posizioni potrebbero scomparire insieme agli strumenti giuridici che le sostengono.
Le richieste avanzate oggi dalle attiviste sono precise. Chiedono che la futura architettura costituzionale siriana sancisca il primato del diritto civile in materia di status personale e che le riforme introdotte nel Nord-Est vengano riconosciute come standard minimi nazionali. Chiedono che le Mala Jin siano riconosciute come infrastrutture sociali essenziali con finanziamenti stabili e collegamenti diretti ai tribunali civili. Chiedono quote di rappresentanza femminile coerenti con quelle già applicate nel Nord-Est.
La partita si giocherà nei testi di legge e nei decreti che verranno adottati nei prossimi mesi. Se gli organi religiosi riceveranno competenze vincolanti su matrimonio e eredità senza clausole di salvaguardia per il matrimonio civile e la parità ereditaria, l’impatto sarà immediato. Se invece le riforme dell’AANES verranno integrate nel diritto nazionale, la Siria potrebbe dotarsi di un sistema unificato che superi la frammentazione confessionale in materia familiare e si avvicini agli standard delle convenzioni internazionali sui diritti delle donne.
Intanto, nelle Case delle Donne di Qamishli, continuano le mediazioni e i corsi di autonomia economica. Le lavagne riportano parole semplici: “uguaglianza”, “consenso”, “dignità”. Sono concetti che nel Nord-Est siriano sono stati tradotti in norme applicate. Oggi non è chiaro se resteranno parte integrante dell’ordinamento nazionale o se diventeranno un’esperienza circoscritta a un decennio di autogoverno.
Fonti:
Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est (AANES) – Legge delle Donne 2014; Contratto Sociale 2023
Rete Mala Jin – documentazione e comunicati pubblici
Reportage internazionali su Nord-Est siriano (Reuters, Al-Monitor, The Washington Post)
Osservatori regionali su diritto di famiglia in Siria, Iraq e Libano
Testimonianze raccolte a Qamishli da attiviste locali, tra cui Ilham Omar
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