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Cronaca
18 Febbraio 2026 - 13:09
Calcio e scommesse clandestine, patteggiano i registi del sistema: orologi finti e bonifici per coprire i debiti dei giocatori di Serie A
Si chiude con i patteggiamenti il primo capitolo giudiziario del cosiddetto “sistema” di scommesse clandestine che aveva coinvolto anche una dozzina di calciatori di Serie A. Davanti alla gup di Milano Giulia Masci, cinque imputati hanno concordato pene comprese tra i due anni e i due anni e sei mesi, mettendo fine al procedimento nato dall’inchiesta dei pm Roberta Amadeo e Paolo Filippini, con le indagini della polizia giudiziaria della Guardia di finanza.
L’operazione, che nel maggio 2025 aveva portato agli arresti domiciliari dei presunti organizzatori, ruotava attorno a un circuito di scommesse illegali frequentato anche da giocatori di primo piano del campionato italiano. Non puntate sulle proprie partite, ma su poker online e su altri eventi sportivi, in un meccanismo alimentato dal passaparola e da canali informali.
Tra coloro che hanno patteggiato figurano Tommaso De Giacomo e Patrik Frizzera, ritenuti dagli inquirenti i presunti “gestori” del sistema. Hanno concordato rispettivamente 2 anni e 3 mesi e 2 anni, pene già convertite in lavori di pubblica utilità. Contestualmente sono state revocate tutte le misure cautelari, come richiesto dal loro legale, l’avvocato Vincenzo Scarano.
Più pesanti le pene per i tre imputati accusati di riciclaggio: Antonio Scinocca, Antonino Parise — legale rappresentante e socio della Elysium Group, gioielleria milanese finita al centro dell’indagine — e Andrea Piccini, ex socio. Per loro il patteggiamento è stato di 2 anni e 6 mesi.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, proprio attraverso la gioielleria sarebbe stato messo in piedi un meccanismo di copertura dei flussi di denaro. Gli investigatori parlano di simulazioni di vendita di orologi di lusso, talvolta con l’emissione di fatture, a giustificazione dei bonifici ricevuti. Le somme sarebbero servite a coprire i debiti di gioco contratti dai calciatori, consentendo di “ripulire” centinaia di migliaia di euro provenienti dalle puntate illegali.
Nel complesso, il giudice ha disposto una confisca per 1,5 milioni di euro, tra conti correnti e immobili. Con i patteggiamenti sono già stati recuperati poco meno di 800mila euro, una parte significativa delle somme ritenute provento del sistema illecito.
L’inchiesta aveva fatto emergere nomi eccellenti del calcio italiano: tra gli altri Nicolò Fagioli, Nicolò Zaniolo, Sandro Tonali, Alessandro Florenzi, Mattia Perin, Wes McKennie, Raoul Bellanova e Samuele Ricci. Per molti di loro la posizione penale si sta chiudendo attraverso l’oblazione, ossia il pagamento di una sanzione pecuniaria prevista per i reati contravvenzionali, senza arrivare a un processo.

Diversa la situazione per Fagioli e Tonali, che oltre all’ipotesi di scommesse illegali devono rispondere anche dell’accusa di aver pubblicizzato le piattaforme illecite insieme ad altri compagni di squadra. Per loro la strada dell’oblazione non sarebbe percorribile, e l’ipotesi più probabile resta quella del patteggiamento.
Il quadro che emerge è quello di un sistema parallelo, lontano dai circuiti ufficiali delle scommesse, alimentato da relazioni personali e da una rete che avrebbe fatto leva su conoscenze e fiducia. Non un’organizzazione strutturata come le grandi centrali internazionali del betting illegale, ma un circuito capace di muovere somme rilevanti e di coinvolgere atleti di primo livello.
Le indagini milanesi si erano innestate su un filone aperto inizialmente a Torino, poi trasmesso per competenza. La scelta dei patteggiamenti consente di evitare il dibattimento, ma non cancella l’impatto mediatico e disciplinare della vicenda. Per i calciatori, oltre al versante penale, restano le possibili conseguenze sportive, già in parte affrontate sul piano della giustizia federale.
La decisione della gup chiude dunque la posizione dei presunti organizzatori e dei soggetti accusati di aver gestito il flusso finanziario. Resta l’immagine di un sistema che, pur non incidendo direttamente sull’esito delle partite, ha messo in luce una zona grigia tra sport professionistico e gioco illegale.
Le confische e le pene concordate segnano un punto fermo sul piano giudiziario. Ma l’inchiesta ha riaperto un interrogativo più ampio: la vulnerabilità dei calciatori, spesso giovani e con disponibilità economiche elevate, di fronte a circuiti di gioco non autorizzati che promettono anonimato e facilità di accesso. Un tema che va oltre le aule di tribunale e chiama in causa prevenzione, controlli e responsabilità individuali.
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