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Cronaca
16 Febbraio 2026 - 11:17
Strappa undici denti per errore e continua a lavorare senza albo: studio chiuso, tutto pignorato e messo all’asta
Prima la condanna penale, poi la chiusura dello studio e ora il pignoramento di tutto ciò che si trovava all’interno dell’ambulatorio. I guai giudiziari per il dentista Marco Bellissimo non si fermano. È stato condannato a un anno e cinque mesi di reclusione per lesioni colpose, truffa ed esercizio abusivo della professione: insieme a un collega avrebbe estratto per errore undici denti a una paziente.
Nel frattempo i carabinieri del Nas hanno disposto la chiusura del suo studio di corso Giulio Cesare 338, dove continuava a lavorare nonostante fosse stato cancellato dall’Ordine dei medici per il mancato pagamento di dodici anni di quote. Un provvedimento che, secondo quanto accertato, non gli aveva impedito di proseguire l’attività.
Ma la vicenda giudiziaria si è ulteriormente aggravata sul fronte civile. Tutto ciò che era presente nello studio è stato pignorato e il prossimo 25 febbraio i locali andranno all’asta per coprire un debito di oltre 28mila euro, cifra che dovrà essere restituita a un altro paziente rimasto senza denti dopo le cure.
È proprio quest’ultimo a essere all’origine dell’ultimo capitolo della vicenda. Assistito dall’avvocata Antonella Delaurenti, l’uomo si era rivolto a Bellissimo nel febbraio 2019. Il dentista gli aveva proposto l’estrazione dei denti residui e l’installazione di protesi. Il paziente, affetto da diabete, aveva chiesto chiarimenti: «Si può fare anche se sono diabetico?». Secondo quanto emerso in giudizio, il professionista lo avrebbe rassicurato sull’assenza di rischi.

Le cose sono andate diversamente. Nel giro di pochi mesi l’uomo ha perso tutti gli impianti e ha sofferto dolori tali da dover ricorrere al pronto soccorso. I periti nominati dal tribunale hanno rilevato che «la percentuale di osteointegrazione è molto inferiore» alla media nei pazienti diabetici e che il dentista avrebbe dovuto eseguire una radiografia per verificare la quantità di osso disponibile prima di procedere con gli impianti.
Sulla base di queste valutazioni, la giudice Daniela Guerra ha condannato Bellissimo al risarcimento dei danni economici e morali. Ma recuperare la somma non è stato semplice. L’avvocata Delaurenti e il suo assistito non riuscivano più a rintracciarlo: lo studio di via Tancredi era stato chiuso e l’attività era stata trasferita in corso Giulio Cesare.
Lo scorso ottobre la svolta. La legale, accompagnata da un ufficiale giudiziario, si è presentata nel nuovo ambulatorio. Sono stati pignorati macchinari, poltrone odontoiatriche, computer, arredi e perfino oggetti di uso quotidiano come soprammobili e la macchinetta del caffè. Il dentista aveva dichiarato di non possedere immobili e di avere soltanto un conto corrente con saldo pari a zero.
Eppure, come riportato dalla stessa avvocata in un esposto depositato in procura dopo il blitz, al momento dell’accesso nello studio «c’erano una donna in sala d’attesa e un uomo sdraiato sulla poltrona, pronto a ricevere cure odontoiatriche». Un dettaglio che ha alimentato ulteriormente l’attenzione degli inquirenti sulla prosecuzione dell’attività nonostante la cancellazione dall’albo.
La vicenda si intreccia così tra responsabilità penali e civili. Da un lato la condanna per l’estrazione errata di undici denti e per l’esercizio abusivo della professione; dall’altro il risarcimento a un paziente che, dopo gli impianti falliti, si è ritrovato senza denti e con un lungo percorso medico alle spalle.
Il 25 febbraio l’asta dei locali rappresenterà un nuovo passaggio in una storia che, per ora, non sembra chiudersi. Restano aperti gli interrogativi sulla tutela dei pazienti e sui controlli che avrebbero dovuto impedire che un professionista cancellato dall’albo continuasse a operare.
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