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Cronaca

Ospedale di Ivrea al buio, visite sospese e pazienti rimandati a casa: esplode la rabbia per un blackout senza spiegazioni

Corrente saltata in tutto il presidio del Canavese, macchinari spenti e radiologia bloccata: esplode la rabbia per un’emergenza senza piano B

Ospedale di Ivrea al buio

Ospedale di Ivrea al buio, visite sospese e pazienti rimandati a casa: esplode la rabbia per un blackout senza spiegazioni

Le segnalazioni sono arrivate fin dalle prime ore. Interi reparti paralizzati dall’improvvisa mancanza di energia. In radiologia gli esami già prenotati sono stati rinviati. Le persone in attesa sono state invitate a tornare a casa, con nuove date ancora da definire. Per molti si tratta di appuntamenti fissati da settimane, talvolta da mesi.

La corrente è saltata in tutta la struttura di piazza della Credenza, oltre 200 posti letto, centro nevralgico per emergenze, ricoveri e prestazioni specialistiche. Eppure, di fronte al blackout, il sistema si è fermato. Senza elettricità si sono spenti i macchinari diagnostici, si sono bloccati i computer, si sono fermati gli ascensori.

Un lettore racconta di aver dovuto lasciare un parente in sedia a rotelle al secondo piano per scendere a chiedere spiegazioni, mentre gli ascensori erano fuori servizio. Una scena che restituisce più di tante parole il senso di smarrimento e frustrazione vissuto in quelle ore.

La domanda che rimbalza tra i corridoi è semplice e brutale: possibile che un ospedale di queste dimensioni non disponga di un sistema di emergenza in grado di garantire continuità almeno ai servizi essenziali? Possibile che un blackout, per quanto imprevisto, possa mettere in ginocchio una struttura che rappresenta il principale presidio sanitario di un intero territorio?

I pazienti parlano di disagi, di attese inutili, di informazioni frammentarie. C’è chi ha preso permessi dal lavoro, chi ha organizzato trasporti, chi ha accompagnato familiari anziani o fragili. Tutto azzerato in poche ore.

Non si tratta di un piccolo ambulatorio periferico, ma dell’ospedale di riferimento del Canavese, un presidio che dovrebbe essere strutturato per affrontare emergenze ben più gravi di un’interruzione elettrica. E invece stamattina la priorità è stata spegnere, sospendere, rimandare.

Resta da capire cosa abbia causato il blackout e soprattutto perché il ripristino non sia stato immediato. In una struttura sanitaria, la continuità elettrica non è un dettaglio tecnico: è una condizione di sicurezza. Macchinari salvavita, sistemi informatici, ascensori per il trasporto di pazienti non autosufficienti: tutto dipende dall’energia.

L’assenza di un piano percepito come efficace ha alimentato rabbia e indignazione. Nei corridoi si è parlato di mancanza di organizzazione, di improvvisazione, di fragilità strutturale. Parole pesanti, ma che riflettono lo stato d’animo di chi si è trovato davanti a porte chiuse.

In attesa di una spiegazione ufficiale, resta il dato di fatto: per diverse ore l’ospedale di Ivrea si è fermato. E quando si ferma un ospedale, non è solo un disagio burocratico. È un segnale inquietante per un territorio che da anni chiede investimenti, manutenzione e garanzie sulla qualità dei servizi.

La corrente tornerà. Le visite verranno riprogrammate. Ma la fiducia, quando si incrina, non si riaccende con un interruttore.

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