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Cronaca
13 Febbraio 2026 - 09:26
La periferia dimenticata tra discariche abusive e marciapiedi impraticabili
Torino parla di inclusione e rigenerazione urbana, ma intanto nelle periferie si cammina in mezzo ai rifiuti. Succede in Barriera di Milano, nel tratto compreso tra via Rivarossa e via Ozegna, dove il marciapiede si è trasformato nell’ennesima discarica a cielo aperto. Non è un’esagerazione, ma la fotografia di una realtà che i residenti denunciano da tempo e che ieri mattina, alle 9.37, si presentava così: cumuli di ingombranti, sacchi, materiali abbandonati e perfino carrelli della spesa presumibilmente sottratti a qualche supermercato della zona.
La sera prima la situazione era ancora più grave. Il marciapiede era invaso anche da mobili. A un certo punto, raccontano i residenti, un uomo è arrivato con un furgone e ha caricato ciò che riteneva ancora riutilizzabile. Un gesto che racconta molto del livello di abbandono e di assenza di controllo: prima si scarica illegalmente, poi qualcuno recupera quello che può. Nel frattempo, il quartiere resta sommerso dal degrado.
Il problema non è solo estetico. È una questione di sicurezza pubblica e di fruibilità degli spazi. Questa mattina diversi pedoni, pur di non attraversare il tappeto di rifiuti, hanno scelto di camminare direttamente in mezzo alla strada, con il rischio concreto di essere investiti. Anziani, famiglie, lavoratori diretti alle fermate dei mezzi pubblici: tutti costretti a deviare il proprio percorso perché il marciapiede, semplicemente, non è utilizzabile.
La segnalazione ad Amiat è partita immediatamente e l’azienda è intervenuta per ripristinare il decoro. Ai suoi operatori va riconosciuto l’impegno quotidiano in condizioni spesso difficili. Ma la domanda che rimbalza tra i residenti è sempre la stessa: possibile che si debba intervenire solo dopo l’ennesima emergenza? Possibile che non si riesca a prevenire?
Da anni i cittadini chiedono l’installazione di telecamere di sorveglianza in quel tratto di quartiere. Una richiesta rimasta, finora, senza risposta concreta. Eppure il fenomeno delle micro-discariche non è nuovo. Torino, negli ultimi anni, ha visto moltiplicarsi gli abbandoni di rifiuti nelle aree periferiche. I dati comunali parlano di migliaia di interventi annuali per la rimozione di ingombranti scaricati illegalmente. Un costo che grava sulle casse pubbliche e quindi sui contribuenti. Un circolo vizioso che si ripete: qualcuno abbandona, Amiat interviene, il giorno dopo si ricomincia.
La polemica politica non si è fatta attendere. Dal territorio arriva l’accusa di una città a due velocità: da una parte il centro, più controllato e curato, dall’altra le periferie lasciate a gestire problemi strutturali. Il tema non è nuovo, ma qui assume contorni concreti: un marciapiede impraticabile, carrelli rubati, rifiuti ammassati, cittadini esasperati.
Il punto non è soltanto l’episodio in sé. È la percezione di una distanza crescente tra Palazzo Civico e alcune zone della città. I residenti parlano di segnalazioni ripetute, di richieste ignorate, di interventi tampone che non risolvono il problema alla radice. E intanto la sensazione è che il degrado, quando non viene affrontato in modo sistemico, finisca per alimentarsi da solo.
Le telecamere, invocate da tempo, potrebbero rappresentare un deterrente. In altre aree della città, l’installazione di sistemi di videosorveglianza ha contribuito a ridurre gli abbandoni. Non li ha azzerati, ma ha consentito di identificare alcuni responsabili e di elevare sanzioni. Qui, invece, il tratto tra via Rivarossa e via Ozegna resta scoperto. E chi scarica rifiuti sa di agire quasi nell’impunità.
C’è poi un tema più ampio, che riguarda la cultura civica. L’abbandono di rifiuti è un reato. Ma oltre all’aspetto sanzionatorio c’è quello sociale. Le periferie, quando vengono percepite come territori marginali, rischiano di diventare spazi dove “si può fare”. Dove il controllo è minore, dove il senso di appartenenza è più fragile, dove la rassegnazione prende il sopravvento. È un meccanismo che molte grandi città italiane conoscono bene.
Barriera di Milano non è nuova a situazioni di questo tipo. È un quartiere complesso, con una forte identità, ma anche con criticità storiche legate alla gestione degli spazi pubblici. Negli ultimi anni sono stati annunciati progetti di riqualificazione, interventi urbanistici, iniziative culturali. Tuttavia, per chi abita quotidianamente quelle strade, la misura della qualità della vita passa da dettagli concreti: un marciapiede pulito, un’area libera da rifiuti, la possibilità di camminare senza rischi.
La polemica, dunque, non è solo politica. È pratica. È il disagio di chi ogni mattina deve fare lo slalom tra i sacchi. È la rabbia di chi paga le tasse e vede ripetersi la stessa scena. È la domanda, legittima, di un’attenzione equa tra centro, collina e periferia.
Nel frattempo, il tratto tra via Rivarossa e via Ozegna torna lentamente alla normalità grazie all’intervento di Amiat. Ma la questione resta aperta. Senza un sistema di controllo efficace, senza un piano strutturale contro gli abbandoni illegali, la discarica potrebbe riformarsi nel giro di pochi giorni.
E allora il problema non sarà più solo un marciapiede sporco. Sarà la fotografia di una città che fatica a garantire gli stessi diritti di decoro e sicurezza a tutti i suoi cittadini, indipendentemente dal quartiere in cui vivono.
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