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Cronaca
10 Febbraio 2026 - 17:05
Trolley rubato alla moglie di Fabio Capello a Malpensa, 4 condannati
Una dimenticanza banale, consumata in pochi minuti su un marciapiede dell’aeroporto di Malpensa, si è trasformata in un caso giudiziario durato quasi nove anni e concluso ora con quattro condanne in primo grado. Il tribunale di Busto Arsizio, con il giudice Roberto Falessi, ha riconosciuto la responsabilità per ricettazione di quattro imputati coinvolti nella vicenda del trolley sottratto alla moglie di Fabio Capello, all’interno del quale erano custoditi gioielli e oggetti di lusso per un valore superiore ai 240 mila euro.
I fatti risalgono al giugno 2017. L’ex allenatore di Milan, Juventus e Real Madrid, di ritorno dalla Germania insieme alla moglie, aveva appoggiato per pochi istanti un trolley su un marciapiede dello scalo varesino. Solo quando era ormai a bordo di un taxi diretto a Lugano, Capello si rese conto della dimenticanza e contattò immediatamente l’aeroporto. Ma del bagaglio non c’era già più traccia.
All’interno della valigia si trovava un patrimonio considerevole: orologi e bracciali Cartier, gioielli in platino e diamanti, un anello Buccellati, collane di perle, due iPhone, un Apple Watch e persino un Buddha in corallo. Un bottino che, una volta aperto il trolley, ha immediatamente fatto comprendere a chi lo aveva preso di trovarsi davanti a un vero e proprio tesoro.
Le indagini hanno chiarito che la valigia era stata prelevata da un dipendente di un parcheggio dell’area aeroportuale, che l’aveva poi portata nella sede dell’azienda. Qui, insieme al titolare del parking, il trolley era stato aperto e il contenuto esaminato. A quel punto sarebbe scattato il tentativo di piazzare i preziosi, attivando una filiera di ricettazione.
Nel frattempo, Fabio Capello aveva sporto regolare denuncia. I carabinieri della compagnia di Gallarate, coordinati inizialmente dalla pm Nadia Calcaterra, hanno ricostruito l’intera vicenda partendo dalle immagini di videosorveglianza di Malpensa. Le telecamere hanno consentito di seguire passo dopo passo il percorso del trolley, dall’abbandono accidentale fino alla sua sottrazione e alla successiva circolazione dei gioielli.
Il procedimento giudiziario si è sviluppato su più binari. Gli autori materiali del furto hanno scelto riti alternativi: il dipendente del parcheggio ha patteggiato una pena di cinque mesi, mentre il titolare dell’attività, già coinvolto anche in un altro episodio per il furto di un’auto custodita nello stesso parcheggio, è stato condannato a un anno di reclusione e 600 euro di multa con rito abbreviato. La posizione di un quinto ricettatore è stata separata e trasferita a Novara per competenza territoriale.
Con la sentenza pronunciata oggi, il tribunale di Busto Arsizio ha chiuso il capitolo relativo agli altri quattro imputati, infliggendo pene comprese tra due anni e sei mesi e tre anni di reclusione, accogliendo integralmente le richieste del pubblico ministero Laura Martello. Si tratta di una decisione che mette un punto fermo su una vicenda simbolo di come un gesto apparentemente marginale possa innescare una catena di reati ben più complessa.
Il caso del trolley della moglie di Fabio Capello resta emblematico non solo per il valore economico del bottino, ma anche per la facilità con cui un errore umano può trasformarsi in occasione per un circuito di furto, ricettazione e commercio illecito di beni di lusso. Ora la parola passerà eventualmente ai successivi gradi di giudizio, ma per la giustizia di primo grado la filiera è stata ricostruita e le responsabilità accertate.

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