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Cronaca
10 Febbraio 2026 - 09:26
Case popolari occupate e attese infinite: a Regio Parco lo sgombero rompe il silenzio dopo un anno e mezzo
Un alloggio di edilizia popolare occupato abusivamente da circa un anno e mezzo è stato recuperato nelle ultime ore nel quartiere Regio Parco, a Torino. L’intervento si è svolto all’interno del complesso ATC di via Ghedini 12, dove personale dell’Agenzia Territoriale per la Casa, affiancato dal Nucleo Nomadi, ha avviato le operazioni per rientrare in possesso dell’appartamento e restituirlo al circuito delle assegnazioni regolari.
L’azione arriva dopo mesi di segnalazioni da parte dei residenti, che avevano denunciato una situazione diventata, col tempo, sempre più difficile da gestire. Secondo quanto riferito nel post che ha accompagnato la diffusione delle immagini dell’intervento, l’alloggio sarebbe stato occupato da persone indicate come appartenenti a etnia nomade, sottraendo l’abitazione a chi ne aveva diritto e risultava inserito da tempo nelle graduatorie ufficiali.
Nel racconto affidato ai social si parla di criticità quotidiane, con problemi di convivenza e presunti episodi di disturbo che avrebbero inciso sulla qualità della vita delle famiglie, italiane e straniere, regolarmente residenti nel complesso. Una situazione definita come fonte di tensioni costanti e problemi di ordine pubblico, protrattisi nell’arco di mesi.
Questa mattina, come documentato dalle immagini, sul posto sono intervenuti operatori di ATC insieme al personale specializzato del Nucleo Nomadi. L’obiettivo è stato quello di recuperare l’alloggio, avviare le operazioni di ripristino e renderlo nuovamente disponibile per l’assegnazione a chi attende da anni una casa popolare. Un passaggio considerato centrale per ristabilire criteri di equità e legalità nella gestione del patrimonio pubblico.
Nel post vengono ringraziate esplicitamente alcune figure istituzionali, a partire dal presidente di ATC Maurizio Pedrini, dall’assessore regionale Maurizio Marrone e dal presidente Valerio Lomanto, oltre al personale operativo coinvolto nell’azione. L’intervento viene descritto come il frutto di un lavoro coordinato tra enti e strutture diverse, con l’intento di dare una risposta concreta alle richieste del territorio.
Il recupero dell’alloggio di via Ghedini, tuttavia, non chiude il capitolo. Nel messaggio diffuso si fa riferimento anche ad altre situazioni ritenute critiche nel quartiere, in particolare ai complessi di via Bologna 267, interno 6, indicato come una delle basi principali di insediamento, e di via Maddalene 34, dove verrebbero segnalate occupazioni al piano terra e al secondo piano. Per questi stabili viene auspicato un intervento analogo, invocando tempi rapidi e decisioni definitive.
La vicenda riaccende il dibattito, sempre acceso a Torino, sul tema delle occupazioni abusive, della gestione delle case popolari e dell’equilibrio tra legalità, inclusione e sicurezza. Da un lato, la necessità di tutelare chi attende un alloggio seguendo le regole; dall’altro, la complessità sociale di situazioni che spesso si trascinano per anni, in assenza di soluzioni strutturali. L’operazione di via Ghedini rappresenta ora un segnale concreto, ma il quartiere resta in attesa di capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di una linea d’intervento più ampia e continuativa.
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