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Cronaca
09 Febbraio 2026 - 16:41
Carcere di Torino, sventato lancio di droga e cellulari dentro il penitenziario (immagine di repertorio)
Un pacco lanciato oltre la recinzione, i detenuti pronti a recuperarlo con una lenza e l’intervento tempestivo degli agenti. È successo nella serata di ieri al carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove la polizia penitenziaria ha intercettato un tentativo di introduzione illecita di droga e smartphone all’interno dell’istituto, sequestrando sostanze stupefacenti e dispositivi elettronici prima che finissero nella disponibilità dei reclusi.
L’episodio si è verificato tra le 18.30 e le 19, quando una persona dall’esterno è riuscita a scavalcare la recinzione perimetrale, raggiungendo l’area della sesta garitta e lanciando un plico oltre il muro. Secondo quanto riferito dall’Osapp, il pacco era probabilmente destinato ai detenuti comuni ristretti nella Decima sezione del padiglione C. A tradire il tentativo sono stati alcuni movimenti sospetti: gli agenti hanno notato dei detenuti intenti a recuperare il plico con una lenza, facendo scattare l’intervento immediato.
Il sequestro ha permesso di sottrarre al circuito carcerario due smartphone nuovi, una scheda Sim, due caricatori completi di cavo, circa 16 grammi di cocaina e oltre mezzo chilo di hashish, per la precisione 527 grammi. Materiale che, se fosse arrivato a destinazione, avrebbe alimentato traffici interni e rafforzato le dinamiche illegali dentro il penitenziario.
Sul caso è intervenuto il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, che ha colto l’occasione per denunciare una situazione strutturale sempre più critica. «La polizia penitenziaria è sempre più sola, ma continua a svolgere il proprio dovere con abnegazione, professionalità assoluta e spirito di sacrificio, nonostante una gravissima carenza di personale e una situazione generale che, presso l’istituto di Torino, appare sempre più caotica e fuori controllo», ha dichiarato.
Il tentativo sventato al Lorusso e Cutugno si inserisce in una sequenza di episodi che evidenziano come il contrabbando carcerario resti una delle principali sfide per la sicurezza degli istituti di pena. Lanci dall’esterno, telefoni cellulari e stupefacenti rappresentano strumenti chiave per mantenere contatti e potere all’interno delle sezioni, e il loro contrasto dipende in larga parte dalla vigilanza e dalla prontezza degli agenti.
Ancora una volta, dunque, è stato l’intervento diretto della polizia penitenziaria a interrompere un flusso illegale destinato a rafforzare la criminalità interna. Un risultato operativo che, secondo il sindacato, non può però nascondere il quadro più ampio: carceri sovraffollate, organici insufficienti e una pressione costante che rende ogni sequestro una vittoria sul campo, ma non una soluzione definitiva al problema.

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