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Carceri fuori controllo, l’OSAPP punta il dito contro il Governo

Aggressioni in aumento e reparti allo stremo, ma il pacchetto sicurezza ignora agenti e violenze

Carceri fuori controllo, l’OSAPP punta il dito contro il Governo

TCarceri fuori controllo, l’OSAPP punta il dito contro il Governo (immagine di repertorio)

Il cosiddetto pacchetto sicurezza dedicato alle carceri “parla di veterinari e non di tutele per il personale”. È un atto d’accusa durissimo quello messo nero su bianco dall’OSAPP, l’Organizzazione Sindacale Autonoma di Polizia Penitenziaria, che lunedì 9 febbraio denuncia uno scollamento sempre più evidente tra la realtà quotidiana degli istituti penitenziari e le scelte del Governo. Mentre il numero delle aggressioni al personale continua a crescere e i reparti restano sotto organico, il provvedimento pensato per rafforzare la sicurezza, secondo il sindacato, si sarebbe trasformato in tutt’altro: una riforma burocratica concentrata sulle carriere dirigenziali, non sulla protezione di chi lavora “in trincea”.

Il Segretario generale Leo Beneduci parla di una situazione ormai strutturale, non episodica. «Il trend delle aggressioni contro il personale di Polizia Penitenziaria non si arresta. Ogni settimana registriamo nuovi episodi di violenza, reparti allo stremo, organici insufficienti e una gestione sempre più difficile dei detenuti violenti e psichiatrici», afferma, fotografando un sistema che fatica a reggere l’urto della criminalità penitenziaria. Proprio per questo, secondo l’OSAPP, il pacchetto sicurezza rappresenta una delusione profonda: «Un provvedimento completamente snaturato», che non interviene sui nodi reali.

Nel mirino del sindacato c’è l’impianto stesso della riforma, accusata di essersi trasformata in un riordino interno degli apparati. «Il Governo ha trasformato uno strumento nato per fronteggiare fenomeni criminali in una corsia preferenziale per riordinare carriere, moltiplicare qualifiche dirigenziali, ridurre la formazione e ridisegnare assetti gerarchici», sostiene Beneduci. Il punto, ribadisce l’OSAPP, è ciò che manca: nessuna misura concreta per contrastare aggressioni, racket interni, dinamiche di potere che governano interi padiglioni e mettono quotidianamente a rischio l’incolumità degli agenti.

Il comunicato entra nel dettaglio con un elenco che è già di per sé una denuncia. «Nel pacchetto sicurezza si parla di funzionari, dirigenti aggiunti, primi dirigenti, dirigenti superiori. L’attenzione del Governo è su come farli avanzare, come selezionarli, come valutarli», osserva il segretario OSAPP. E aggiunge un passaggio destinato a far discutere: «Si istituiscono perfino nuove carriere tecniche, come quella dei veterinari del Corpo. Ma non si trova una riga sulle aggressioni, sul racket del carrello, sulle dinamiche criminali che governano interi padiglioni, sulla tutela del personale che ogni giorno rischia la vita».

Per il sindacato, il cuore del problema è tutto qui: «Un manuale di progressione verticale, non uno strumento di sicurezza». Mentre gli agenti affrontano turni massacranti, carenze croniche di personale e reparti definiti “ingestibili”, la priorità politica sembrerebbe essere un’altra. «La priorità politica sembra essere quella di rimodulare le carriere dei funzionari del DAP, più impegnati a inseguire la qualifica di dirigente superiore che a occuparsi della trincea penitenziaria», attacca Beneduci, tracciando una frattura netta tra vertici amministrativi e realtà operativa.

A rendere il quadro ancora più critico, secondo l’OSAPP, è la scelta di ridurre i percorsi formativi. Una decisione giudicata incomprensibile in una fase storica in cui la gestione di detenuti violenti e con problemi psichiatrici richiederebbe competenze sempre più elevate. «Meno formazione e più avanzamenti: è questa la ricetta?», si chiede provocatoriamente il segretario generale, lasciando intendere che la direzione imboccata rischia di indebolire ulteriormente il sistema.

La conclusione è una bocciatura senza appello. Per l’OSAPP il pacchetto sicurezza è «un pacchetto che parla di sicurezza senza occuparsi della sicurezza», un intervento che guarda verso l’alto dell’organigramma e non verso chi opera quotidianamente negli istituti penitenziari. «Un’occasione mancata, l’ennesima, per affrontare ciò che davvero sta esplodendo dentro le mura detentive: la criminalità penitenziaria, quella che nessun riordino di carriera potrà mai contenere».

Parole che restituiscono l’immagine di un sistema in tensione permanente, dove la distanza tra normativa e realtà rischia di diventare un problema di sicurezza pubblica, oltre che di diritti e tutele per chi indossa ogni giorno una divisa dietro le sbarre.

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