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Cronaca

Zoe Trinchero uccisa, la rabbia rischia il linciaggio: i penalisti frenano la piazza a Nizza Monferrato

Camere penali di Asti e Alessandria contro la giustizia fai-da-te

Zoe Trinchero uccisa, la rabbia rischia il linciaggio: i penalisti frenano la piazza a Nizza Monferrato

Zoe Trinchero uccisa, la rabbia rischia il linciaggio: i penalisti frenano la piazza a Nizza Monferrato. A sinistra: Zoe Trinchero; a destra: Alex Manna

La rabbia fa presto a farsi folla, e la folla – quando il dolore corre più veloce dei fatti – rischia di trasformarsi di finire in tribunale. È quanto accaduto a Nizza Monferrato, nelle ore successive all’omicidio di Zoe Trinchero, 17 anni, quando un clima di sospetto e paura ha portato alcune persone a radunarsi sotto l’abitazione di un uomo poi risultato del tutto estraneo ai fatti. Un episodio che ha fatto scattare l’allarme delle Camere penali di Asti e Alessandria, intervenute con una presa di posizione netta contro ogni forma di giustizia fai-da-te, alimentata da notizie frammentarie e incontrollate circolate sui social.

Sul piano giudiziario, intanto, il caso entra in una fase decisiva. Nel pomeriggio di oggi, ad Alessandria, è fissata l’udienza di convalida per Alex Manna, 19 anni, 20 da compiere, reo confesso dell’omicidio della giovane. Il ragazzo è detenuto in carcere da sabato sera e comparirà davanti al gip per la valutazione delle misure cautelari. Un passaggio fondamentale che segna il ritorno della vicenda nella sua sede naturale: il tribunale, lontano dal clamore e dalla pressione emotiva.

Secondo quanto ricostruito, nelle prime ore dopo il ritrovamento del corpo di Zoe le informazioni hanno iniziato a circolare in modo disordinato, attraverso chat private e social network. In quel contesto un nome, Naudy Carbone, è stato indicato come possibile responsabile senza alcun riscontro investigativo. Da lì, la tensione è salita fino al raduno sotto casa, con il rischio concreto di un linciaggio. Un errore grave, che avrebbe potuto avere conseguenze irreparabili. Le Camere penali parlano senza mezzi termini di una deriva pericolosa e ribadiscono la loro piena solidarietà alla persona coinvolta ingiustamente.

Il femminicidio di Zoe Trinchero ha colpito nel profondo una comunità intera. L’indignazione è comprensibile, la richiesta di giustizia legittima. Ma la scorciatoia emotiva – avvertono i penalisti – non è giustizia. La “piazza” che si sostituisce ai giudici non accerta la verità, la distorce. La stessa confessione di Alex Manna, ora al vaglio degli inquirenti e da verificare con tutti i riscontri necessari, dimostra quanto fosse infondata la caccia al colpevole improvvisata nelle prime ore.

Accanto a questa deriva, emerge però anche un segnale diverso, più consapevole. Per la famiglia di Zoe è stata avviata una raccolta fondi online per sostenere le spese legali. In meno di venti ore hanno aderito oltre 250 persone, con quasi 3.700 euro raccolti su un obiettivo di 8.000. Un gesto di vicinanza che si muove nel solco del diritto e non della vendetta, trasformando il dolore in sostegno concreto.

Il caso di Nizza Monferrato riporta al centro il ruolo cruciale dell’informazione e dei social network. Oggi la prima notizia non passa più solo dalle redazioni, ma dagli smartphone, e ogni parola può diventare una miccia. Da qui l’appello implicito delle Camere penali a una responsabilità condivisa: media chiamati a verificare, istituzioni tenute a comunicare con chiarezza, cittadini invitati a non amplificare sospetti.

Mentre l’udienza di convalida segna un nuovo passaggio dell’inchiesta, resta una lezione che va oltre questo caso. La giustizia richiede tempo, regole e garanzie. La forza di una comunità si misura proprio nella capacità di resistere alla tentazione del processo sommario, anche quando l’emozione spinge nella direzione opposta. La memoria di Zoe Trinchero merita verità e responsabilità, non l’illusione pericolosa della vendetta immediata.

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