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Cronaca

Pestaggio e rapina fuori da scuola, poi la denuncia ai Carabinieri. Sono tornati i "maranza"?

Un ragazzo accerchiato e picchiato da un gruppo di giovani: paura tra studenti e genitori, cresce la richiesta di controlli all’uscita

Pestaggio e rapina fuori da scuola, poi la denuncia ai Carabinieri. Sono tornati i "maranza"?

Pestaggio e rapina fuori da scuola, poi la denuncia ai Carabinieri. Sono tornati i "maranza"?

Un ragazzo aggredito e rapinato all’uscita da scuola. Un branco che lo accerchia, lo spinge in un angolo e lo colpisce. E una famiglia che, dopo lo choc, si rivolge ai Carabinieri. È questo l’episodio che riporta in primo piano, a Chivasso, la paura di un ritorno dei cosiddetti “maranza”, gruppi di giovanissimi che scelgono di muoversi in branco, cercando lo scontro e puntando sui più fragili.

Il fatto è avvenuto nei pressi dell’Istituto Europa Unita, in via Marconi. Non un litigio improvvisato, ma – per come viene raccontato – un’aggressione costruita, con dinamiche precise: accerchiamento, intimidazione, violenza. A colpire, più ancora delle botte, è il contorno: l’idea del pestaggio come “spettacolo”, con chi guarda, ride, partecipa, alimenta. Un modo di agire che non lascia spazio a equivoci: non è una bravata, è una logica di branco.

E proprio mentre la cronaca riapre questa ferita, solo pochi giorni fa l’amministrazione comunale aveva annunciato l’avvio di un servizio mirato di controllo attorno alle scuole superiori, affidato alla Polizia Locale. Un presidio pensato soprattutto per i momenti più delicati, come l’uscita degli studenti, quando il flusso di ragazzi si disperde e diventa più difficile distinguere chi sta semplicemente tornando a casa da chi invece cerca l’occasione per “fare gruppo” e imporre la propria presenza.

Controlli fuori da scuola

Da alcune settimane gli agenti sono impegnati nelle aree attorno ai poli scolastici Isaac Newton ed Europa Unita, con un obiettivo dichiarato: prevenire episodi di spaccio e altri comportamenti illeciti che possono coinvolgere minorenni, soprattutto nelle fasce orarie più esposte. Il raggio d’azione non si limita ai cancelli: si allarga alle zone di passaggio, alle fermate dei pullman, ai punti dove gli studenti si concentrano e dove, spesso, basta poco perché un gruppo diventi branco.

Un’azione che si inserisce in un clima già teso. Perché qui non si parla solo di ordine pubblico, ma di una domanda che arriva forte dalle famiglie: protezione. La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro non soltanto dentro le aule, ma anche fuori, nei metri che separano il cancello da casa, dal pullman, dal gruppo di amici. E invece è proprio lì, in quei momenti “di confine”, che possono nascere le situazioni peggiori.

Il problema, però, non si esaurisce con una pattuglia in più. Lo dice la stessa cronaca: restano da capire le cause. Perché questi gruppi si formano, perché cercano la violenza, perché scelgono di colpire in branco. E soprattutto perché certi ragazzi finiscono nel mirino: quelli più soli, più giovani, più vulnerabili.

L’aggressione denunciata ai Carabinieri riporta tutto al punto di partenza: la sicurezza non è un tema astratto, né un dibattito da social. È un ragazzo a terra, una famiglia che si presenta in caserma, e una comunità che si chiede quanto sia davvero protetto il proprio quotidiano. A Chivasso la risposta, almeno sul fronte dei controlli, è stata annunciata. Ora la città aspetta di capire se basterà.

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